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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


19 maggio 2006

Il comandamento

                    21 maggio 2006    6^ dom. di Pasqua
                                                                      Antonio Canova, Amore e Psiche


Vangelo
   (Gv 15,9-17)  
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Co­me il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, co­me io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
   
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nes­suno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fa­rete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più ser­vi, perché il servo non sa quello che fa il suo pa­drone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
   
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri".

Omelia

    Ogni anno la chiesa ci invita - proprio attraverso questa ricorrenza - a prendere contatto con quello che è il massimo dei nostri comandamenti, quello di amare Dio, il prossimo e noi stessi.
    Giovanni è forse l’evangelista che ha speso più riflessione, più tempo per esporre questo mistero. Ed io qui non sarò certo esaustiva, ma cercherò di cogliere da questa parola di Dio solo tre elementi, che aiutino a chiarire che cosa significhi adempiere a questo comandamento.
    La tentazione comune è quella di passare subito all’operatività: amore significa spendersi, significa comprensione, significa perdono… Ecco, per un momento non lasciamoci tentare di dare un volto pratico e concreto a questa realtà, ma cerchiamo di capirne l’animo profondo; dopo, la concretezza diventa molto più facile.
    Si tratta di un amore che non aspetta il contraccambio. Se facciamo un esame delle parole che l’evangelista adopera per esprimere i concetti predicati in aramaico da Gesù, vediamo che Giovanni prende proprio quelle parole greche che indicano questo atteggiamento di fondo. L’amore cristiano non è l’amore di affetto, ma è l’amore che dona con questo atteggiamento di partenza: io sono contento di aver donato. Se non mi viene restituito neppure un grazie, neppure un atteggiamento di riconoscenza, non importa: la mia ricompensa l’ho avuta in partenza, nella possibilità di poter donare. E’ un atteggiamento dunque che non ha niente di ambiguo o subdolo, non spinge ad una generosità che poi a distanza di tempo manda il conto perché vuole il contraccambio: “Ma io ti ho voluto bene, ma io ho fatto questo in tuo favore, guarda quanti sacrifici per te…”. Non è questo l’amore cristiano. L’agape è il dono che, una volta fatto, viene perfino dimenticato. E’ quell’amore che la mamma ha per il bambino piccolo, che ha bisogno di tutto e che non sa rispondere neppure “grazie”: questa è la parola adoperata da Giovanni per esprimere il concetto di amore che Gesù vuole proporci come “suo comandamento”. Un donare che per partito preso non si aspetta niente in cambio.
    Allora saremmo tentati di dire che l’amore cristiano è “donare”. Però Paolo, nella Prima lettera ai Corinti, al cap. 13, dove presenta il bellissimo inno all’amore cristiano, ad un certo punto fa un’affermazione imbarazzante: “Se anche donassi tutte le mie sostanze, tutti i miei beni, e perfino fossi così generoso da sostituirmi nella pena di morte al vero condannato, ma non avessi l’amore - l’agape - , a nulla mi giova. Questa frase di Paolo ci mette sull’attenti, ci impedisce di fare l’equivalenza pura e semplice amare = donare. E infatti, proviamo a riflettere: se noi diamo, diamo, diamo, ad un certo momento nell’essere umano scatta una specie di blocco, perché umanamente abbiamo anche bisogno di ricevere. Quando una cisterna è svuotata, non ha più niente da dare. Paolo dunque ci mette sull’avviso: stiamo attenti che l’amore cristiano non equivale semplicemente a “dare”. Spesso ci sono delle generosità che vengono fatte in un momento di entusiasmo, di cui dopo ci si pente. E quindi, in un modo o nell’altro, dopo facciamo pagare ad altri queste generosità avute in precedenza.
    Ma allora - ecco il terzo punto di riflessione - in che cosa consiste questa agape?
    Nella liturgia di questa domenica ci sono presentate delle altre letture, attraverso le quali riusciamo a capire qualcosa di questo amore. L’agape non è l’affetto, non è neanche la volontà; ma è quell’amore di Dio che riusciamo a far entrare dentro di noi. E’ quella capacità che abbiamo di scoprire quanto Dio ci ami.
    Se non riusciamo a capire questo, se non riusciamo ad esperimentarlo, la capacità di accostarci agli altri chiamiamola pure filantropia, ed ha una sua nobiltà. Ma non è l’amore cristiano, è un’altra cosa.
    L’amore cristiano è quella convinzione che permea una persona, perché ha esperimentato quanto è amata da Dio. E quando uno riceve un dono formidabile in maniera gratuita, gli viene spontaneo donare con la stessa generosità.
    Potremmo allora dire che la radice dell’amore cristiano sta nell’inginocchiarsi, fare silenzio, e capire quanto Dio ama ciascuno di noi. E una volta che abbiamo fatto questa esperienza di contemplazione, una volta che abbiamo arricchito il nostro mondo interiore di questa coscienza, di quanto Dio ci voglia bene, allora ci diventerà estrememente logico, ci diventerà per così dire “naturale” (anche se questo “naturale” dovrà essere supportato da un atto di volontà) perdonare agli altri, condividere i nostri beni con gli altri, rendere agli altri e soprattutto ai più bisognosi la vita meno acerba...
    Spesso comprenderemo che l’agape significa fare silenzio dove potremmo invece esplodere con una critica magari giusta; altre volte l’agape sarà il perdono silenzioso, fatto con quella delicatezza per cui una persona, che magari non si è neanche accorta di averci offeso, non viene umiliata; insomma, l’amore cristiano prende tutte le variabili che una persona attenta, delicata e profonda sa instaurare come forme diverse, perché l’altra persona abbia veramente il meglio. Si potrebbe anche farne un elenco, ma diventerebbe piccolo, un pochettino chiuso, forse rigido. La fantasia dell’esistenza è molto più grande di qualunque nostra personale fantasia scatenata; e allora non vale la pena fare elenchi. Ma possiamo dire che fa parte dell’amore la generosità nel dono: che si tratti di beni, che si tratti di perdono, che si tratti di comprensione, sempre un dono che non chiede niente in contraccambio; che nasce non dall’entusiasmo o da una scelta di volontà, ma dalla contemplazione in cui noi abbiamo sperimentato quell’amore che Dio dona a noi, gratuitamente.
    La radice della generosità sta nel silenzio contemplativo.




permalink | inviato da il 19/5/2006 alle 23:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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