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  franca [ il blog della domenica ]
         

vecchio blog in ristrutturazione permanente

Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


18 novembre 2006

“Sappiate che Egli è vicino, è alle porte"

19 nov. 2006 - 33ª domenica    del tempo ordinario (B)

Dal
vangelo secondo Marco
(
Mc 12,44)
   Disse Gesù ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribo­lazione, il sole si oscurerà, e la luna non darà più il suo splendore, e gli astri si metteranno a cadere dal cielo, e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.
   Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete ac­cadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
  
Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre».

   Il profondo mutamento del cosmo descritto da Marco tra metafore e realtà annuncia l’imminenza della fine, introducendo così l’ immensa novità: l’apparizione del Figlio sulle nubi apre l’umanità alla dimensione celeste. Non c’è in Marco scena di giudizio, minaccia o condanna; volendo suscitare la speranza e nutrire l’attesa, egli annuncia la vittoria finale. Alle persecuzioni, alla passione, alla “grande tribolazione” si oppone una nuova realtà. L’evangelista considera vicina la parusia (ritorno finale di Gesù) anche se l’ora resta sconosciuta.
   Il tempo dell’attesa si compie, arriva il momento della ricapitolazione di tutto in Cristo. Gli eletti tutti saranno riuniti, nessuno sarà dimenticato. Non si parla di castigo dei nemici né di catastrofi punitive, ma di unificazione. E non ci sarà luogo estraneo a questo, perché dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo gli angeli raduneranno gli uomini attorno a Cristo. È un incontro glorioso. La tribolazione come pane quotidiano per la vita dell’uomo è il segno della venuta del Figlio di Dio. Dispersi all’estremità della terra, lontani gli uni dagli altri, i figli dell’Altissimo saranno radunati dai quattro venti, dal soffio divino che percorre la terra. Il Figlio dell’uomo viene sulle nubi mentre il nostro sguardo è fisso a terra, alle nostre opere di fango, perduto tra le lacrime della delusione e del fallimento. Quando saremo capaci di alzare lo sguardo dalle nostre misere cose per vederlo arrivare all’orizzonte della nostra storia, la vita si riempirà di luce!
   In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute: Gesù adopera la prospettiva dei profeti apocalit­tici: tra l'annuncio e l'adempimento, il tempo interme­dio è "schiacciato" perché l'ascoltatore resti in tensio­ne. Ogni credente che legge, in qualsiasi tempo, può pensarsi come facente parte di questa generazione. Il quando è un segreto che appartiene a Dio.
          da http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb33ita.htm

omelia
   Quante volte si è spento il sole, quante volte le stelle sono cadute a grappoli dal cielo, lasciandoci vuoti, poveri, senza sogni: una disgrazia, la malattia, la morte di una persona cara, una sconfitta nell'amore, un tradimento. Ognuno di noi ha detto almeno una volta: per me è finita. E fu necessario guardare in alto e cercare fra le nubi se veniva il Figlio dell'uomo, se tornava la fede che aveva vacillato, se tornava una luce. E fu necessario ricominciare a vivere, a credere nell'estate che inizia con il quasi nulla, con la prima gemma sul ramo del fico che si fa tenero, come fa il contadino con la sua speranza che è certezza.
   Gesù dice parole d'angoscia, eppure educa alla speranza: se anche il cielo dovesse crollarti addosso, oltre i frantumi del cielo viene un Dio esperto d'amore. Se anche hai davanti un muro di tenebra, tendi le mani, oltre il muro d'ombra una mano forte e sicura afferrerà la tua. Se anche il mondo ti crolla addosso... Nel cuore di molti sembra lievitare lo sgomento per il male che dilaga in forme nuove e antiche. Come reagire? Non con la fuga, ma rimanendo al proprio posto, per quanto umile esso sia, puntando gli occhi verso «coloro che inducono alla giustizia», verso il germoglio di speranza che spunta, verso il Figlio dell'uomo che verrà. Verrà, e non mi importa il tempo; verrà e non mi interessa indovinare il giorno, ma avere mente e cuore che guardano in alto, per invertire la marcia di questa storia che sembra risucchiata verso il basso.
   Il nostro segreto non è in noi, è oltre noi, curvi a cercare un benessere che non ci placa e che ci sfugge. L'uomo di oggi possiede più di tutte le generazioni passate messe insieme, eppure si sente insoddisfatto e diventa avaro. Vive il miracolo della vita e al tempo stesso lo disprezza. Ma davanti a Lui che viene, ognuno, spoglio di tutto, avrà in mano solo il suo cuore d'uomo e sarà interrogato sull'amore.
   Marco parla di stelle che si spengono e cadono dal cielo. Ma il profeta Daniele rilancia: «i saggi risplenderanno, i giusti saranno come stelle», il cielo dell'umanità non sarà mai vuoto. Se anche i vecchi sistemi cadono, uomini giusti e santi si accendono su tutta la terra, salgono al luogo delle luci, e sono coloro che conservano passione per la pace, che inducono alla giustizia. E sono molti, sono legione, sono come le stelle del cielo. E tutti insieme sono il nostro volto futuro, tutti insieme fanno il Suo unico Volto.
          da Ermes Ronchi in http://www.qumran2.net/s/parolenuove/commento_2362.htm

   La vita umana è paragonabile ad un viaggio che ha come destinazione l'incontro pieno e definitivo con Dio. Il discorso contenuto nella Parola di Dio di oggi non riguarda la fine della storia, bensì il fine, il senso, il motivo profondo della nostra avventura in questo mondo. Non ci dice quando arriverà la conclusione della vicenda umana e quali strani fenomeni la anticiperanno. Ci incoraggia a non fermarci, a non uscire dalla strada segnata per non allontanarci dalla casa che è sua e nostra; sua perché lui abita lì, nostra perché è andato a prepararci un posto così che possiamo vivere con lui per sempre. Non è questione di tempo, ma di stile di vita. Non ci anticipa i giorni o le settimane in cui avverrà questo, ma ci ricorda come vivere normalmente perché questo incontro sia veramente l'inizio di una festa senza fine, di un giorno senza tramonto.
   La storia umana non è un treno lanciato a tutta velocità verso un binario morto e tanto meno in direzione di un precipizio; ci sta conducendo alla stazione dove siamo attesi, se accettiamo che Dio sia il nostro compagno di viaggio e seguiamo le sue indicazioni. Il fine della storia è la comunione piena con Dio e con quanti hanno accolto questo suo invito. Un invito che viene continuamente riproposto; si tratta solo di essere attenti e cogliere i segnali che la storia ci manda. Gesù ricorda ai suoi che come sono capaci di riconoscere i segnali delle stagioni - il fico che in primavera mette le foglie -, così devono esercitarsi a comprendere i segnali della vicenda in cui sono impegnati e Dio e l'uomo; entrambi desiderosi di farla funzionare bene.
          da Remigio Menegatti in http://www.qumran2.net/s/parolenuove/commento_8553.htm

   La Scrittura ci invita ad avere davanti agli occhi questo futuro verso cui siamo diretti: la fine del mondo non è la catastrofe, ma l'instaurazione della città santa che scende dal cielo. Si tratta di una città, ossia di una realtà concreta non astratta, che raccoglie tutti i popoli attorno al loro Signore. Ma questa città santa deve essere seminata già da ora nei nostri giorni, perché possa crescere e trasformare la vita degli uomini a sua immagine.
   Non si tratta di un innesto automatico e facile. Gesù parla anche di opposizioni e persino di tradimenti, insomma di un cammino che richiede vigilanza, attenzione e anche lotta. E tuttavia non manca di assicurare i suoi della sua protezione. C'è quindi la fatica quotidiana che ogni credente deve compiere per costruire il mondo nuovo che Gesù è venuto ad iniziare, ma la perseveranza nell'ascolto del Signore e nella sua sequela sono la garanzia della salvezza, ricordando quanto Gesù ha detto: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno".
          da Vincenzo Paglia in http://www.qumran2.net/s/parolenuove/commento_2442.htm

P.S. La prossima domenica, festa di Cristo Re, chiude l'anno liturgico. Con tale festa chiuderò anch'io questo blog. E' stato un po' un esperimento, se riuscirò lo "trasporterò" in qualcosa di più completo... chi vivrà vedrà.
Saluto di cuore tutti i visitatori. Buona vita!




permalink | inviato da il 18/11/2006 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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