.
Annunci online

  franca [ il blog della domenica ]
         

vecchio blog in ristrutturazione permanente

Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

Per leggere i post qui sotto, cliccaci sopra. Per tornare alla pagina principale, clicca nella colonna di destra "Ultime cose"

Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


23 giugno 2006

“Io sono con voi”… (anche se a volte nella nostra barca Gesù dorme)

         25 giugno '06                  12^ domenica del tempo ordinario

Vangelo  (Mc 4,35-41)
   In quel giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: «Passia­mo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dice­vano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Esegesi minima  (presa e un po’ riassunta da  http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb12ita.htm)

Contesto
Marco scrive per le comunità perseguitate degli anni ’70 che si sentono come una barchetta perduta nel mare della vita, senza molta speranza di poter giungere al porto desiderato della pace. Gesù sembra stare addormentato nella loro barca, poiché nessun potere divino si rende presente per salvarli dalla persecuzione. In vista della situazione disperata, Marco raccoglie vari episodi che rivelano il potere con cui Gesù è presente nelle comunità. E’ il Gesù vincitore! Non hanno motivo di temere. E’ questa la motivazione del racconto della tempesta calmata.

Commento del testo
- Marco 4,35-36: Il punto di partenza: “Passiamo all’altra riva”.
Era stato un giorno pesante, di molto lavoro. C’era talmente tanta gente che Gesù, per non essere schiacciato dalla folla, dovette entrare in una barca per istruire con parabole (Mc 4,1). C’erano giorni in cui non c’era tempo nemmeno per mangiare (Mc 3,20). Terminata la parabola e l’istruzione alla folla, Gesù disse ai discepoli: “Passiamo all’altra riva!” Lo condussero con la barca e Gesù era talmente stanco che si stese e si addormentò.
- Marco 4,37-38: La situazione disperata: “Non ti importa che moriamo?”
Il lago di Galilea è vicino ad alte montagne. A volte tra le fessure delle rocce, il vento soffia forte sul lago e provoca tempeste improvvise. E’ ciò che accadde. Un vento forte soffiò sul mare agitandolo e la barca si riempì di acqua. I discepoli erano pescatori sperimentati: se pensavano che stavano per andare, voleva dire che la situazione era veramente pericolosa! Gesù non se ne rende conto e continua a dormire. Questo sonno profondo non è solo un segno di una enorme stanchezza, è anche espressione della fiducia tranquilla che ha in Dio. Il contrasto tra l’atteggiamento di Gesù e dei discepoli è grande!
- Marco 4,39-40: La reazione di Gesù: “Non avete ancora fede?”
Gesù si sveglia non a causa delle onde ma per il grido disperato dei discepoli: “Maestro! Signore, non ti importa che stiamo affondando?” Gesù si alza. Al mare dice: “Taci, calmati!” ed il mare subito si placa, poi ai suoi discepoli dice: “Perché temete, uomini di poca fede?” L’impressione che si dà è che non era necessario calmare il mare, poiché non si correva nessun pericolo. E’ come quando si arriva ad una casa ed il cagnolino, accanto al padrone di casa, latra verso l’ospite che arriva. Non c’è bisogno di aver paura, perché il padrone è lì e controlla la situazione.
L’episodio della tempesta calmata evoca l’esodo, quando la folla, senza paura, attraversava le acque del mare (Ex 14,22). Evoca il profeta Isaia che diceva alla folla: “Quando attraverserai queste acque io starò con te!” (Is 43,2). Gesù ripercorre l’esodo e lo realizza nella profezia annunciata dal Salmo che dice: “Nell’angoscia gridarono al Signore ed egli li liberò dalle loro angustie. Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato!” (Sl 107(106),28-30).
- Marco 4,41: I discepoli ancora non comprendono: “Chi è quest’uomo?”
Gesù calma il mare e dice “Ancora non avete fede?” I discepoli non sanno cosa rispondere e si chiedono “Chi è costui a cui perfino il mare ed il vento obbediscono?” Gesù sembra essere loro un estraneo! Malgrado il lungo tempo trascorso insieme, non sanno veramente chi è. Chi è quest’uomo? Con questa domanda in testa, le comunità di Marco continuavano la lettura. E fino ad oggi, questa stessa domanda ci spinge a continuare la lettura del vangelo. E’ il desiderio di conoscere sempre più Gesù nella nostra vita.

Omelia

Questo testo evangelico ci darebbe la possibilità di riflettere su tanti temi: la chiesa, la chiesa nella storia, la presenza di Cristo nella chiesa, il rapporto fra chiesa e Signore della storia… Noi invece faremo qui una riflessione molto più umile e ci concentreremo solo sulla risposta di Gesù, che è articolata fondamentalmente su due domande: “Perché siete così paurosi?” Non avete ancora fede?”
   E ci domandiamo se non sia lecito avere paura per noi cristiani. Umanamente sappiamo quante volte siamo presi da questo sentimento e quante volte questo sentimento ci impedisce di essere lucidi, di prendere decisioni ragionevoli; quando siamo in preda alla paura travisiamo la realtà, valutiamo in maniera scorretta. Di fronte ad una situazione di pericolo anche noi forse avremmo reagito come gli apostoli. E ci chiediamo come mai Gesù è così duro nei confronti di chi vive la paura.
   Per poter capire l’affermazione di Gesù dovremmo distinguere tra due tipi diversi di paura. Quando noi ci sentiamo sproporzionati, nel senso che siamo troppo piccoli di fronte alle difficoltà che dobbiamo affrontare, è ovvio che siamo invasi da questo sentimento che ci blocca. Ed è lo stesso sentimento che ha bloccato Adamo dopo il suo peccato. Il testo biblico infatti dice che, dopo aver mangiato il frutto, Adamo si nascose, perché aveva paura ed era nudo. Questa è una paura che nasce da un calcolo di proporzioni tra le risorse che abbiamo e le difficoltà che dobbiamo affrontare. E’ umanissimo averla, ed è nostra compagna per tutta la vita. Diventa invece un elemento negativo, distruttivo della persona, quando ci impedisce di fare un salto. Quale? Quello di non crederci soli nella storia. Perché Adamo ha avuto paura? Perché in quel momento lui si è sentito nudo, cioè piccolo, fragile, bisognoso di aiuto e solo: questo è il significato di “nudo” nel mondo biblico. Ed ha avuto paura. E se notate questa è la paura che hanno avuto i discepoli. Sappiamo che erano pescatori provetti, sappiamo che sapevano nuotare molto bene; ricordiamo per esempio come, la domenica di Pasqua, Gesù fosse sulla riva, risorto; Giovanni, che era sulla barca, lo scoprì e disse “E’ il Signore!” e allora Pietro si gettò a nuoto per raggiungere la riva: era gente che sapeva il fatto suo. Questa paura che Gesù rimprovera ai suoi non è dunque il sentimento della sproporzionalità, ma è la paura della solitudine: il pensare di essere soli a gestire le difficoltà della vita. Gesù dice (e Marco ripete alla sua comunità, riportando le parole di Gesù): perché pensate di essere soli nella storia? Non avete ancora quella fede sufficiente a farvi capire che non vivete da soli ciò che state vivendo? La solitudine, la persecuzione, l’incomprensione, l’isolamento…: non siamo soli!
   Dunque, il messaggio che Gesù dà con queste due domandine è: il credente non può avere la paura dell’essere solo. Perché Gesù ha promesso “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Fa parte dunque della vita del credente la presa di coscienza e il sentimento della sproporzione tra le sue risorse e le difficoltà - e questa è una paura lecita, vorrei dire sana - ma esiste una paura che per noi credenti non è sana, ed è la paura che viene dal credere di essere soli ad affrontare quella difficoltà. Questa paura è il contrario della fede.
   Il rimprovero che Gesù fa allora è lo stesso rimprovero che Gesù fa a noi oggi. Noi abbiamo paura della sofferenza, della morte, e per certi aspetti è giusto. Ma ci dimentichiamo che, di fronte alla sofferenza, Cristo è presente in maniera particolare con colui che soffre. E colui che sta per vivere quella esperienza estrema della vita che lo porterà di fronte a Dio nell’eternità, non la vive da solo, perché Cristo è particolarmente presente. E’ come se Gesù in questo momento ci dicesse: amici miei, è umano avere paura, è anche giusto perché ci fa calcolare il pericolo; ma non è lecito per il credente pensare di dover affrontare questo pericolo da solo. Sembrerebbe un discorso anche semplice; ma nella nostra vita di fede le verità non devono albergare nella mente soltanto, devono passare nel nostro sentire profondo e perché questo avvenga dobbiamo in un certo senso “abituarci” alle verità di fede.
   Allora, incominciando da questa settimana, facciamo abitare dentro di noi un atteggiamento: cerchiamo di intuire, di percepire, di capire questo Cristo presente nella nostra vita quotidiana. E un po’ alla volta ci accorgeremo della sua presenza, della sua vicinanza anche quando la tempesta verrà a sconvolgere la nostra vita sotto forma di dolore, quando saremo oggetto di incomprensione, quando saremo isolati, quando vivremo la solitudine, il tradimento… Ed è questa la domanda che Gesù ci pone: “Ma come, avete paura? Allora vuol dire che non avete fede.”
   E’ una domanda alla quale solo ognuno di noi può dare una risposta pertinente, non ci sono risposte di gruppo. E uno non può dire: poiché credo che Dio è uno e trino, credo che il Figlio si è incarnato è morto ed è risorto per noi, questo mi basta. Si metta onestamente davanti a questa domanda e si chieda se per davvero lui non ha tutte e due le paure: la paura della difficoltà e la paura di essere solo a gestire la sua vita. E se per ipotesi la risposta è positiva in tutti e due i casi, diamoci coraggio: la seconda paura, quella della solitudine, si può vincere. “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. E’ una promessa di Dio; e ciò che Dio promette, mantiene.




permalink | inviato da il 23/6/2006 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     maggio        luglio
 


Ultime cose
Il mio profilo



rosaspina_mia


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom