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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


30 giugno 2006

Gesù rivela il suo potere sulla morte e sconfigge i pregiudizi

2 luglio 2006  13ª Domenica          del tempo ordinario (anno B)

Dal vangelo secondo Marco
 (Marco 5,21-43)
   In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagòga, di nome Giairo, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
   Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peg­giorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E all’istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».
I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?». Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
   Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagòga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagòga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fra­tello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagòga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strèpito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Oggi faccio diverso dal solito: prendo da due fonti diverse esegesi e lectio divina

Esegesi . Il miracolo come “segno” di un’altra realtà, il Regno

1.
Tematica liturgica: il Dio della vita, non della morte. Nella cultura biblica ogni malattia, banale o grave, equivale a una dimi­nuzione, piccola o grande, della vi­ta. Nella persona lo spazio occupato dalla malattia è uno spazio sottratto alla vita. Lo spazio sottratto alla vita è occupato dalla morte. Un malato, dunque, è posseduto dalla morte in rapporto alla gravità della sua ma­lattia. Quella parte occupata dalla morte  è chiamata “impurità”. Impura, dunque, è la donna affetta da emorragia e impura è la figlia di Giairo perché “è agli estremi”. Gesù si misura con l’impurità umana, vale a dire con questo potere orrendo che la morte ha sull'uomo, e ne risulta vincitore. La sua grande vittoria è la sua risurrezione che in qualche modo è presente e agisce nei segni che Gesù compie nel suo apostolato pubblico: guarisce la donna affetta da emorragia e rivivifica la figlia di Giairo. Gesù è venuto a rivelare Dio come il Dio dei vivi. Lì dove c’è Lui non può esserci la morte, entrata nel mondo per “invidia del diavolo”. Della morte vera “ fanno esperienza coloro che gli appartengono” (1^ lettura).

2.
Dimensione letteraria: due episodi per un unico atto di rivelazione. Il bra­no evangelico si può comodamente suddividere in due unità: l’episodio della figlia di Giairo e l'episodio della donna affetta da emorragia. C’è nel testo un particolare che merita una breve atten­zione. Il nome femminile Thalethi = Talità è stato sco­perto in una iscrizione del sec. I d.C. Poiché il Nuovo Testamento di solito pone il nome del defunto, richia­mato in vita, all’inizio dei comando (cfr Gv 11,43: "Laz­zaro, vieni fuori!"; At 9,40: "Tabità, alzati!"), l’esegesi moderna ipotizza che l’espressione aramaizzante “Ta­lità kum”, normalmente tradotta con “Fanciulla (io ti dico), alzati”, possa essere invece tradotta con “Talità, alzati”. Talità era il nome della bambina.

3.
Esegesi biblico-liturgica: i due segni manifestano Gesù. La Legge dell'Antico Testamento parla chia­ro: “La donna che ha un flusso di sangue per molti giorni, fuori del tempo delle regole, o che lo abbia più del normale sarà immonda per tutto il tempo del flus­so” (Lv 15,19.25-26); “Chi avrà toccato un cadavere umano sarà immondo per sette giorni” (Nm 19,11). Ge­sù, dunque, doppiamente immondo secondo la Legge di Mosé, restituisce la salute alla donna e la vita alla bambina. Egli non è il “rivoluzionario” che va contro la Legge; Gesù è oltre la Legge perché Egli è la Vita. Chiun­que tocchi o si lasci “toccare” da Cristo, come hanno fatto le due donne, sa di ricevere la vera vita. Ciò che noi chiamiamo “due miracoli” (Gesù è un tera­peuta) sono “due segni” che rivelano la persona di Gesù. In Lui si è fatto presente nella storia quella realtà in­finita e perfetta che non appartiene alla storia: il Regno di Dio. Se non fosse così bisognerebbe chiedersi: Perché a loro due sì e alle altre no? Perché adesso e non prima? Gesù ha voluto correggere la creazione? Il miracolo di­venterebbe un enigma. Se, invece, il miracolo è indice (segno), svela una presenza: il Trascendente nella sto­ria, l'Infinito nel finito, il Perfetto nella finitudine.
                                                                                              da "Il popolo" - settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone - 2 luglio 2006, p.10

Lectio divina
Contesto 
     - Lungo le pagine del suo Vangelo, Marco aumenta man mano le informazioni sulla persona di Gesù. Fa vedere come il mistero del Regno si rispecchia nel potere che Gesù esercita a favore dei discepoli e della folla e, sopratutto, a favore degli esclusi e degli emarginati. Nello stesso tempo, nella misura in cui questo potere si manifesta, aumenta nei discepoli l’incapacità di capire, ed è sempre più chiaro che devono cambiare le idee che hanno sul Messia. Altrimenti, l’incomprensione crescerà e corrono il pericolo di allontanarsi da Gesù.
     - Negli anni settanta d.C., epoca in cui Marco scriveva il suo vangelo, c’era tensione nelle comunità cristiane tra i giudei convertiti ed i pagani convertiti. Alcuni giudei, soprattutto coloro che avevano appartenuto al gruppo dei farisei, continuavano fedeli all’osservanza delle norme di purezza della loro cultura millenaria e avevano difficoltà a vivere con i pagani convertiti, che non erano legati alle norme giudaiche; pensavano che questi vivevano nell’impurità. Allora la narrazione dei due miracoli di Gesù a favore delle due donne era di grande aiuto per superare i vecchi tabù.

Commento di alcuni punti del testo

     Marco 5,27-28. Il ragionamento della donna davanti a Gesù
Lei disse tra sè: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Il catechismo dell’epoca diceva: “Se uno tocca anche solo il mantello di lei, diventa a sua volta impuro”. La donna pensa esattamente il contrario, segno questo di molto coraggio. Segno anche del fatto che le donne non erano completamente d’accordo con ciò che le autorità religiose insegnavano. La donna si mette in mezzo alla folla che spingeva Gesù da tutte le parti e, quasi di nascosto, riesce a toccare Gesù.
     Marco 5,30-32. La reazione di Gesù e dei discepoli
Gesù sente uscire da lui una forza “Chi mi ha toccato?” I discepoli reagiscono: “Tu vedi la folla che ti stringe attorno e chiedi: Chi mi ha toccato?”. Gesù aveva una sensibilità che non viene percepita dai discepoli; questi reagiscono come tutti e non capiscono la reazione diversa di Gesù. Ma Gesù non rinuncia, e continua a chiedere.
     Marco 5,33-34. La conversazione tra Gesù e la donna
La donna si rende conto che è stata scoperta. E’ per lei un momento difficile e pericoloso. Secondo la credenza dell’epoca una persona impura che, come quella donna, si metteva in mezzo alla folla, contaminava tutti semplicemente toccandoli, rendeva tutti impuri davanti a Dio (Lv 15,19-30). Per questo, il castigo era che poteva essere colpita con pietre. Malgrado ciò, la donna ha il coraggio di assumere ciò che ha fatto. Gesù pronuncia allora la parola finale dicendo: “Figlia, la tua fede ti ha salvato, va in pace e sii guarita dal tuo male!” Non sono belle parole, è molto di più: con la parola “figlia” Gesù accoglie la donna nella nuova famiglia, nella comunità che si forma attorno a lui. Nella sua comunità non si discrimina tra “puro” e “impuro”, nessuno è escluso. E così, non solo avvenne ciò che quella donna pensava, ma Gesù riconosce che senza la sua fede lui non avrebbe potuto operare il miracolo.
     Marco 5,35-36. La conversazione tra Gesù e Giàiro
Ecco che in questo momento arriva il personale della casa di Giàiro per comunicargli che sua figlia è morta. Non c’era più bisogno, quindi, di disturbare Gesù. Per loro la morte era la grande frontiera, che nemmeno Gesù può riuscire a superare! Gesù ascolta, guarda verso Giàiro e gli applica ciò che ha appena visto, cioè che la fede è capace di fare ciò che la persona crede. “Non temere, credi solamente!”
     Marco 5,37-40. L’arrivo di Gesù a casa di Giàiro e la reazione della folla
Le persone piangono per la morte della fanciulla, Gesù dice: “La fanciulla non è morta, sta dormendo”. Il personale della casa ride: la gente sa quando una persona dorme o quando è morta! Anche per loro, la morte è una barriera che non è possibile superare.
Ma per le comunità di Marco le parole di Gesù hanno un significato ancor più profondo: la loro situazione sembrava una situazione di morte e Gesù dice loro: “Non è morte! Voi state dormendo, svegliatevi!”
     Marco 5,41-43. La risurrezione della fanciulla
Gesù la prende per mano e dice: “Talita kúmi!” E lei si alza. Grande strepito! Ma Gesù non vuole farsi pubblicità e chiede solamente di darle da mangiare.
Guarigione di due donne. Una da dodici anni ha l’emorragia, dodici anni di esclusione; l’altra ha dodici anni e l’esclusione comincia adesso: con le prime mestruazioni la fanciulla può diventare impura. Gesù ha un potere maggiore e la risuscita: “Alzati!”.
Anche nelle comunità cristiane i concetti di puro e impuro non hanno più senso.
da http://www.ocarm.org/ita/ita_page.htm >spiritualità >lectio divina>domenica corrispondente (con tagli e piccoli aggiustamenti)




permalink | inviato da il 30/6/2006 alle 19:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


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