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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


7 luglio 2006

Il pregiudizio toglie la possibilità dell'incontro... anche con Dio!

    9 luglio 2006  14ª Domenica          del tempo ordinario (anno B)

Dal vangelo secondo Marco (Marco 6,1-6)
   In quel tempo, Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo segui­rono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagòga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredu­lità.
   Gesù percorreva i villaggi, insegnando.

La parola all'esegeta
1. Tematica liturgica: il profeta è scelto da Dio, non dalla comunità. Ezechiele è mandato da Dio al popolo d’Israele, popolo di “ribelli” e di "figli testardi e dal cuore indurito" (1° lettura, Ez 2,2-5). L'obiettivo è che gli Ebrei sappiano che in mezzo a loro si trova un profeta. Sappiamo quanto Ezechiele abbia faticato per farsi ascoltare come profe­ta. La stessa sorte è toccata a Gesù, nella sua patria (vangelo, Mc 6,1-6). A ben poco è valso il riconosci­mento della sua sapienza e dei suoi pro­digi. Gesù "si meravigliava della loro in­credulità". L'episodio di Nazaret è rima­sto impresso nei suoi discepoli. Essi hanno imparato a non rimanere delusi quando sarebbero stati respinti dalle persone che, in un'ottica di giudizio umano, avrebbero dovuto invece acco­glierli. Oggi tale episodio può insegnare ai cristiani ad avere la consapevolezza della "condivisione con Cristo", quando sono oggetto di rifiuto in un mondo che è loro ostile.
2. Dimensione letteraria: lo scopo del testo non  è la riflessione, ma l'informazione. Il testo è  premarciano, ha carattere biografico e apolo­getico. Sintatticamente è costruito sulla paratassi (frasi associate dalla congiunzione "e"). Il brano, nel contesto del vangelo di Marco, ha come tema domi­nante l'incredulità dei compaesani di Gesù. Il bra­no, inserito nel contesto del Lezionario, ha come te­ma dominante la presenza del profeta mandato da Dio; profeta che resta tale anche se gli uomini lo ri­fiutano.
La fisionomia letteraria del testo originale lega l'epi­sodio di Nazaret all’episodio della rivivificazione della figlia di Giairo ("Partito quindi di là, andò nella sua patria"); la fisionomia del brano presente nel Lezionario, invece, lo isola totalmente ("In quel tempo, (Gesù andò nella sua patria"). Ciò significa che sia la "sapienza" sia i "prodigi" vanno compresi in senso generale o rifacendosi al solo brano di Mc 6,1 -6, senza ricorrere al contesto immediato origi­nario evangelico.
3. Esegesi biblico-liturgica a. L'episodio di Nazaret segna l'ultima volta in cui Marco presenta Gesù in una sinagoga. Da qui inizia, infatti, una incomprensione e opposizio­ne progressiva contro il Maestro. Gesù viene equi­vocato dai Nazaretani così come è stato equivocato agli inizi della sua predicazione (era fuori di sé: Mc 3,2; operava per mezzo di Beelzebul: Mc 3,22). Il dubbio posto sulla sua sapienza e sui suoi prodigi (caratteristiche di Dio e del Messia: Gb 12,13; Is 11,2) esprime velatamente il rifiuto che i Nazaretani compiono nei confronti di Dio e del suo Messia. Ge­sù si meraviglia della incredulità, ma continua la sua missione che sa essere caratterizzata dall'in­comprensione e dalla solitudine come quella dei profeti (cfr Mt 5,12: "così hanno perseguitato i pro­feti"; Mt 23,37: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti..."). Dietro al semplice ed eloquente proverbio di Gesù è presente tutta la consapevolez­za sulla sua futura morte. Gesù non appare scorag­giato. Continua a proporre il suo "insegnamento". Egli fonda la sua missione sull'obbedienza a Dio e non certamente sul consenso degli uomini. b. L'insegnamento dato da Gesù nella sinagoga di Nazaret ha confuso i suoi compaesani. Essi si sono accorti che Gesù è "sapiente" ed è giunto loro l'eco dei suoi prodigi. Tuttavia la loro capacità di com­prensione di Gesù non va oltre il pettegolezzo ("Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue so­relle non stanno qui da noi?"). Essi non hanno il buon senso di mettersi in discus­sione, ma in modo ruvido distruggono l'oggetto che li imbarazza. Non è un atteggiamento del passato soltanto. Ancora oggi succede, anche se con modi apparentemente evangelici ed educati. Ci sono an­cora tra noi dei Nazaretani.
De Zan, Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, in Il popolo- settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, 9 luglio 2006


E per noi oggi, quale significato può assumere?
(scelgo solo l'ultima parte dell'esegesi) >
> omelia 
    La conosciamo tutti, credo, la storia di Cecco grullo, che gridò per due volte “Al lupo! Al lupo!” per veder accorrere i compaesani con bastoni, coltelli e falci e e prendersi gioco dei creduloni. La terza volta però il lupo c’era davvero, lui chiamò aiuto ma la gente non gli credette più… Ne fecero le spese Cecco grullo, ma anche il gregge e l’intero paese che si vide impoverito di una risorsa fondamentale.
    Proviamo per una volta a guardare il racconto dall’altra parte: non dalla parte del bambino che dice le bugie come Cecco, ma da quella delle persone adulte. Se l’adulto avesse prestato attenzione, si sarebbe accorto quando c’era lo scherzo e quando invece per davvero Cecco diceva la verità. Succede invece spesso anche a noi di accogliere le persone con delle pre-comprensioni, dei pregiudizi: o con una fiducia totale, o con una totale sfiducia. Pensando di fare molto bene quando diamo fiducia piena, senza nessuna avvertenza, e pensando ugualmente di fare bene, di essere persone equilibrate quando neghiamo la fiducia pensando più o meno “Chi vale poco dice cose di poco conto”.
    Di fronte a Gesù, gli adulti di Nazaret hanno reagito più o meno alla stessa maniera; e sappiamo che così hanno fatto anche gli abitanti di Cafarnao. “Chi è Gesù? E’ il figlio del carpentiere, noi conosciamo bene lui e la sua famiglia!” “Che cosa può venire di buono da Nazaret?”.
    Un bambino, può dare dei giudizi seri? Può suggerire delle idee importanti? Un Cecco, grullo e dispettoso, può per davvero dire la verità, dopo che per due volte ha mentito?
    Siamo tutti molto portati ad avere questi pregiudizi, i quali molto spesso sono il criterio attraverso il quale vagliamo persone, cose, situazioni. Gesù è stato vittima di questo pregiudizio; e le persone che avevano questo pregiudizio hanno perso l’occasione di incontrarsi con lui.
    Usciamo adesso dal testo biblico. Proviamo a pensare se per ipotesi fossimo capaci di accogliere ciò che la moglie, il marito, i vecchi genitori, i giovani figli, gli alunni, quel collega di lavoro…… ci dicono, senza pregiudizi. Non valutando la persona con quella specie di schema precostituito che abbiamo già sulla persona stessa, ma cercando finalmente di prendere sul serio ciò che essa dice; ovviamente accogliendo non solo il messaggio verbale ma anche quello non verbale, che a volte è nascosto e bisognoso di una attenzione particolare, di una pausa di silenzio attento. A causa di questi schemi preconcetti noi perdiamo spesso delle vere e proprie occasioni per accogliere un messaggio che, attraverso questa o quella persona, Dio ci dona. L’atteggiamento nostro, di persone che ritengono di essere sempre a posto e che hanno spaccato l’umanità in due - sapienti ed ignoranti, buoni e cattivi, maturi ed infantili, persone da ascoltare e persone da non badare più di tanto - molto spesso ci porta a fare dei grossi errori: proprio perché non sappiamo mai attraverso quale canale Dio ci infili il suo messaggio, perché giunga fino a noi. Potrebbe adoperare la persona anziana e sapiente; potrebbe adoperare il bambino, potrebbe adoperare la persona che normalmente chiamiamo lo scemo del villaggio.
    Dio non ha preconcetti o pregiudizi. E non dovremmo averli neanche noi.
    Quando invece li abbiamo, ci comportiamo come quegli abitanti di Nazaret o di Cafarnao: “Tu, Gesù di Nazaret, chi sei? Sei il figlio di Giuseppe, il figlio di Maria, il cugino di questo e di quello, sappiamo che hai fatto il carpentiere: di te sappiamo tutto.”.
    Il vangelo dunque è un invito ad essere all’erta, nel rispetto delle persone che ci stanno accanto; pensando che questo rispetto è un tratto umano che dobbiamo avere verso marito-moglie-figli-genitori-colleghi-alunni-vicini di casa…... ma non solo, è anche un atteggiamento di fede, perché Dio in quel momento può servirsi proprio di quella persona per farci giungere una parola di speranza, una parola di salvezza, una parola di sostegno.
    Ancora una volta tocchiamo con mano come la parola di Dio non sia tanto spiritualistica, ma sia una parola spirituale, che investe l’uomo nella sua dimensione sociale - i rapporti con gli altri - e nella sua dimensione verticale - il rapporto con Dio -. Separare una dimensione dall’altra non si può, perché Dio ha voluto incarnarsi fino in fondo nella storia, per raggiungerci.




permalink | inviato da il 7/7/2006 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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