.
Annunci online

  franca [ il blog della domenica ]
         

vecchio blog in ristrutturazione permanente

Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

Per leggere i post qui sotto, cliccaci sopra. Per tornare alla pagina principale, clicca nella colonna di destra "Ultime cose"

Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


14 luglio 2006

Non ideologia, ma assiduo confronto con una Persona

 16 luglio 2006  14ª Domenica   del tempo ordinario (anno B)

Dal vangelo secondo Marco (Marco 6,7-13)

    In quel tempo, Gesù chiamò i Dodici ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i san­dali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimo­nianza per loro». E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

La parola all’esegeta  -  Il discepolo di ogni tempo: chiamato e mandato
   1. Dimensione letteraria: l’invio in missione è strettamente le­gato alla chiamata.
Mc 3,13 dice:  “Salì poi sui monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui”. In greco non c’è  “chiamò a sé” bensì kai proskaleitai, cioè  “e chiama”. Il tempo è al pre­sente e non c’è  “a sé”. Questo presen­te, kai proskaleitai, si trova anche in Mc 6,7, sovver­tendo le leggi grammaticali della concordanza dei tempi. In greco letteralmente c’è: E chiama a sé i Do­dici e cominciò a inviarli due a due e dava loro pote­re....e ordinò loro... . Il presente di Mc 6,7 è un ri­chiamo a Mc 3,13. La missione richiama la chiamata.
   Sotto il profilo formale il testo biblico e quello liturgi­co sono uguali. L’unica differenza è il solito  incipit (“In quel tempo” al posto di “Allora”): un modo ele­gante per isolare l’episodio dell’invio da quello del ri­fiuto dei Nazaretani, cosa normale in liturgia.
   2. Tematica liturgica: ogni chiamata comporta uno “stare con lui” e un “andare a nome suo”.
  
Ogni persona riceve da Dio la propria chiamata. Può trattarsi di una chiamata che, a modo suo, è completa fin da subito, come quella di Paolo, oppure può trattarsi di una chiamata  “a tappe”, come quella di Abramo. Può essere una chiamata che conduce a una vita particolarissima e può essere una chiamata che conduce a una vita che non ha niente di apparentemente eccezionale. Ogni chiamata, tuttavia, comporta due elementi di fondo: come i discepoli vennero prima chiamati (Mc 3,13-18) perché stessero con Lui, e poi mandati in missione a nome suo (vangelo di oggi, Mc 6,7-13), così ogni credente possiede la chiamata che lo aiuta a stare con lui in un certo modo, e successivamente viene inviato a vivere la vita come se Cristo la vivesse al posto suo.
   3. Esegesi biblico-liturgica: ogni aspetto della missione della Chiesa è salvezza dell’uomo, glo­ria di Dio e sconfitta del Maligno.
  
a. Dare  “il potere sugli spiriti immondi” è un’espres­sione molto vicina a dare  “il potere di dominare sugli spiriti malvagi”, che si trova nel Testamento di Levi (18,12). Nel testamento di Levi il sommo sacerdote trasferisce nei suoi figli il suo potere sacerdotale con questa formula. L’espressione evangelica potrebbe essere un’allusione al trasferimento dei poteri sacer­dotali di Gesù ai suoi discepoli.
  
L’espressione  “incominciò a mandarli” (aoristo + infi­nito presente) indica l’episodio come un inizio ben preciso di una realtà che da allora continua fino ad oggi e oltre. Gesù, infatti, in obbedienza al Padre, an­nuncia il Regno e lo realizza. Il potere che Egli dona ai suoi discepoli, li rende idonei a proseguire questa missione durante il periodo prepasquale di Gesù. Do­po la Risurrezione, Gesù dirà in modo esplicito:  “Co­me il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21). Nessun cristiano - qualunque sia lo stato di vi­ta in cui si trovi - è esentato da questa missione.
  
b. La missione è caratterizzata da alcuni compiti e da alcuni mezzi. Il compito della missione è fondamentalmente “scacciare gli gli spiriti immondi” (cfr v. 7), combattere il Maligno ovunque si trovi. Per questo motivo Gesù chiarisce e specifica la missione di ogni discepolo: combattere contro il male fisico (cfr v. 13) e predicare la conversione (cfr v. 12). Dietro al male fisi­co e a quello morale vanno collocati non solo i mali che aggrediscono la singola persona, ma anche la so­cietà (cfr. i peccati sociali).
  
I mezzi per compiere la missione sono: il potere dato loro da Gesù, l’equipaggiamento e il comportamento. Si tratta di mezzi che mettono il discepolo in secondo piano rispetto alla missione che deve compiere. A differenza dei filosofi itineranti dell’epoca, assetati di denaro, il discepolo cristiano compie la sua missione con mezzi poveri. Il suo atteggiamento, tuttavia, deve essere sempre chiaro: scuotere la polvere di sotto ai piedi (cfr. Nm 5,17) significa dichiarare pagano quel territorio, perché ha rifiutato il mandato da Dio.
     
De Zan, in Il popolo- settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, 16 luglio 2006

 omelia  Una Parola per noi
   Anche questa volta i messaggi che questo testo ci dona sarebbero tanti, ma concentriamo l’attenzione su uno soltanto. Se rileggiamo anche in maniera cursiva i primi sei capitoli del vangelo di Marco (che nelle domeniche precedenti ci sono stati proposti), ci accorgiamo che il compito svolto da Gesù è riassumibile in queste tre affermazioni: predicava alla gente che si convertisse, scacciava molti demoni e guariva molti malati. Gesù a sua volta dice ai suoi di fare la stessa cosa.
  
L’idea di fondo è questa: il discepolo è chiamato a riproporre nella propria esistenza quello che Cristo ha fatto. Potremmo semplificare ancora di più: ognuno, a gradazioni sempre più profonde, è chiamato a rispondere a questa semplice domanda: se Cristo fosse un ragazzo/una ragazza come me, come si comporterebbe? Se Cristo fosse mamma di famiglia, come me, come si comporterebbe? E se Cristo fosse papà di famiglia, come me, o fosse sacerdote, come me, come si comporterebbe? E nelle difficoltà, nella gioia, nella quotidianità, nel lavoro, nello svago… quale atteggiamento assumerebbe? Che cosa risponderebbe, come agirebbe? E nella situazione in cui sono ora - se stesse celebrando l’eucarestia, oppure se stesse girovagando tra i blog, come faccio io ora - come si comporterebbe, come vivrebbe questo momento?
  
Il nostro impegno di cristiani - di discepoli - per noi è riuscire a interrogarci, con una certa frequenza, non tanto su argomenti di tipo metafisico, ma sulla concretezza della nostra esistenza:  “Cristo come si comporterebbe?”, perché il compito di ogni discepolo è appunto fare come lui.
  
Naturalmente per darci questa risposta c’è bisogno di sapere come lui si è comportato, altrimenti non sappiamo che risposta darci o, peggio, ci inventiamo una risposta che nella parola di Dio non esiste. Allora, di fronte al vangelo di oggi noi cogliamo, sì, il messaggio - ogni discepolo è chiamato a fare e ad essere come lui - ma per poter metterci la domanda e poter rispondere  “Cristo al posto mio che cosa penserebbe, come deciderebbe, cosa farebbe?” dobbiamo imparare ad essere familiari con il vangelo. A conoscerlo, a leggerlo. Un piccolo brano oggi, un piccolo brano domani, ovviamente senza creare una specie di indigestione biblica, che non fa bene. Ma la familiarità, la consuetudine… dovrebbe diventare un’abitudine quotidiana. Solo così potremo trovare risposta a quella domanda.
  
E allora riusciremo anche a trovare, attraverso alcune parole sue, una chiave di risposta a certi momenti morti della nostra vita, con la quale articolare una soluzione, uno sbocco.
  
Potremmo allora tirare una breve conclusione, sotto forma di due domande.
  
Se adesso a bruciapelo qualcuno ci chiedesse  “Hai mai letto i vangeli?” forse parecchi dovrebbero rispondere  “No. Neanche una volta in vita mia; devo ancora prendere in mano un vangelo e leggerlo da capo a fondo, con una certa metodicità”. Ecco, sarebbe opportuno che incominciassimo.
  
E mettiamoci una seconda domanda: se essere discepoli di Cristo significa porci quella domanda -  “Cristo al posto mio che cosa penserebbe, direbbe o farebbe?” - fino ad ora come ho gestito il mio essere cristiano? Diventando imitatore di Gesù o seguendo semplicemente dei concetti, che, per quanto cristiani, molto spesso rischiano di essere ideologia e non fede?
   Perché credere non è pensare, non è aderire ad un sistema dottrinale, ma è essere e agire secondo lo stile di Cristo.




permalink | inviato da il 14/7/2006 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     giugno        agosto
 


Ultime cose
Il mio profilo



rosaspina_mia


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom