.
Annunci online

  franca [ il blog della domenica ]
         

vecchio blog in ristrutturazione permanente

Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

Per leggere i post qui sotto, cliccaci sopra. Per tornare alla pagina principale, clicca nella colonna di destra "Ultime cose"

Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


28 luglio 2006

Presente in tutti, agisce per mezzo di tutti

30 luglio 2006 - 17ª Domenica    del tempo ordinario (B)

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 1-15)
In quel tempo, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada per­duto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

omelia
  
Incominciando da questa 17^ domenica del tempo ordinario, verremo accompagnati per diverse domeniche dal capitolo VI del Vangelo di Giovanni, di cui abbiamo letto adesso i primi 15 versetti. 
E’ un testo molto importante del Nuovo Testamento, attraverso il quale noi possiamo, tappa dopo tappa, entrare nel mistero dell’eucarestia, avvicinarci a questo mistero, seguendo le parole stesse di Gesù.
   
Il miracolo che abbiamo appena letto è l’introduzione, il prodromo; è un segno attraverso il quale Gesù ci manifesta un dato molto semplice ma fondamentale: che la vita di cui noi abbiamo bisogno lui è capace di darcela, tutta intera; e non solo per quanto riguarda il corpo, ma anche per quanto riguarda lo spirito.
   Questo tema principale verrà continuato nelle settimane successive; oggi potremmo fermarci su due punti, che nella pericope sono piuttosto secondari, ma importanti nella nostra vita quotidiana. Il primo punto lo accenno solo, riguarda quei pezzi avanzati che non devono essere buttati via. Pane d'orzo (non di frumento) e pesce erano il cibo dei poveri; quel ragazzino era  povero e si è privato del poco che aveva per condividerlo (occorre essere ricchi per donare, o piuttosto avere un animo generoso, attento ai bisogni altrui?). Gesù valorizza il dono moltiplicandone a dismisura la quantità; infine, vuole che nulla di quel pane povero vada sprecato.
    Il secondo punto riguarda la parte finale, dove leggiamo che la gente corre verso Gesù perché vuol farlo re. Gesù ha saziato un bisogno e saziando questo bisogno ha incontrato le simpatie della gente. Un re che sfama tutti con un miracolo può far comodo! Se leggessimo poche righe oltre troveremmo che quando Gesù spiegherà il significato del miracolo (o meglio, come dice Giovanni, del “segno”), allontanerà questa stessa gente. E dunque, di fronte ad uno stesso fatto, troviamo una folla che acclama Gesù e l’identica folla che lo respinge quando Gesù spiega il fatto avvenuto.
   Visto che la nostra vita di fede s’interseca ogni momento con la nostra vita quotidiana, personale e relazionale, proviamo a porci alcune domande sulla nostra quotidianità. Tante volte la nostra simpatia va a chi ci dà ragione, dimenticando che la ragione non sempre coincide con la verità. Allontaniamo, Dio non voglia disprezziamo, coloro che non la pensano come noi. Eppure queste persone potrebbero portare una scheggia di verità ulteriore, più ampia e complessa, di quella che già possediamo. Dividere le persone fra quelle che ci danno ragione e quelle che non ce la danno, come se le prime fossero nella verità e le seconde nel torto, è dunque un atteggiamento poco sapiente, che però purtroppo alberga spesso nei nostri atteggiamenti; come cristiani dovremmo far nostro quanto Paolo, attraverso la liturgia, ci dice nella seconda lettura: Dio è Padre di tutti, è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. Come uomini e come credenti dovremmo sapere che, da qualunque parte la verità ci giunga, è sempre un ampliamento, una conoscenza maggiore, un’esperienza di Dio.  Allora il criterio con cui siamo chiamati ad avvicinare le persone è il criterio della ricerca del vero; non se questa persona mi dà ragione o no, ma quanta verità questa persona mi dona. Che poi questa verità mi faccia bene o mi ferisca, è una questione di educazione mia, nei confronti della ricerca della verità.
   Dunque siamo invitati ad accogliere come criterio l’invito di Paolo, per imparare non solo ad aver rispetto delle persone, ma anche della verità; e la cosa migliore è che non creeremmo più divisioni artificiali tra le persone, perché impareremmo a cogliere tutto ciò che c’è di buono in tutti, senza distinzione pregiudiziale.

Dal sito carmelitano 
 
Mangiare e condividere il pane della vita
5. Alcune domande per orientare la riflessione e l’attuazione     http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb17ita.htm

   a) Il pane viene moltiplicato perché qualcuno "molto piccolo" trova il coraggio di rinunciare ad aggrapparsi alle proprie sicurezze (anche se sono infime, ci sono: un po' come le "cipolle d' Egitto") per rischiare un fallimento o una brutta figura. Il "ragazzetto" del racconto evangelico si fida di Gesù, anche se questi non aveva promesso nulla, in questo frangente. Io, noi faremmo la stessa cosa?
   b) Il ragazzo è una persona insignificante, i pani sono pochi e i pesci ancora meno. Passando dalle mani di Gesù, tutto diventa grande e bello. C'è una grande sproporzione fra ciò che noi siamo e ciò che Dio ci fa diventare, se ci mettiamo a sua disposizione. "Nulla è impossibile a Dio": né convertire i cuori più duri, né trasformare il male in strumento del bene… Dio colma ogni sproporzione fra noi e lui. Ci credo davvero, fino in fondo?   c) Il pane materiale che viene donato da Dio ci rimanda a quello che dovremmo condividere con i troppi uomini e donne che, sulla stessa terra che noi abitiamo e di cui sciupiamo spensieratamente le risorse, lottano disperatamente per un tozzo di pane. Quando preghiamo "dacci il nostro pane quotidiano" rivolgiamo almeno un pensiero a coloro che di questo pane mancano e a come potremmo andare loro incontro?
   d) La fame fisica e il pane materiale ci rimandano anche alla "fame di Dio" e al banchetto escatologico. Sono realtà che spesso allontaniamo dal nostro pensiero, che preferiamo pensare lontane e distanti da noi. Eppure, tenerle sempre presenti ci aiuterebbe a relativizzare tante realtà e altrettanti problemi che ci sembrano troppo più grandi di noi, a vivere più serenamente preoccupandoci solo di ciò che è davvero essenziale. Quando, durante la celebrazione eucaristica acclamiamo "… nell'attesa della tua venuta" siamo davvero in attesa fervente del ritorno glorioso di Colui che ci ama e si d'ora provvede a noi?




permalink | inviato da il 28/7/2006 alle 19:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     giugno        agosto
 


Ultime cose
Il mio profilo



rosaspina_mia


Blog letto 138994 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom