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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


11 agosto 2006

Pane per la nostra vita

               13 agosto 2006 - 19ª Domenica    del tempo ordinario (B)

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)
   Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: "Io sono il pane disceso dal cielo". E dicevano: "Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?".
   Gesù rispose: "Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
   Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".

omelia
   Il caldo dell’estate ci invita a fare riflessioni brevi, su un solo tema tra i tanti che si potrebbero estrarre dal testo; augurandoci che questo vangelo lavori dentro di noi, nel nostro mondo interiore e ci faccia fare un passo in avanti nella nostra maturazione umana e di fede.
   Concentriamo la nostra attenzione sull’immagine che Gesù ha voluto dare di sé: “Io sono il pane vivo… Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno”. Possiamo pensare all’eucarestia, ed è corretto. Purchè ricordiamo che l’eucarestia non è solo nelle specie eucaristiche. Mangiare quel pane, bere quel vino consacrati è sì entrare in comunione con Lui, ma entrare in comunione con Lui è anche masticare la sua parola. Mangiare il pane vivo significa appropriarci di tutta la persona di Gesù; non solo del suo corpo e del suo sangue, ma anche del suo messaggio. Gesù è anche nelle parole di vita che ci ha lasciato, nell’intero suo messaggio di parole ed opere; ed è anche in tutta la creazione perché “tutto fu fatto per mezzo di lui”, è nella storia come “via” e meta finale di salvezza.
   E’ buona tradizione che a casa nostra tutti i giorni si legga il giornale, che tutti i giorni si ascolti un po’ di televisione; e il vangelo? Come è bene essere aggiornati quotidianamente, così non dobbiamo dimenticare che questo appropriarci del “pane vivo” non lo si fa solo alla domenica, ascoltando la parola di Dio, accostandoci all’altare, ma la parola di Dio va fatta propria tutti i giorni, va pregata tutti i giorni. E non solo quella parola che è scritta nella Bibbia, ma anche quella parola che è il dipanarsi degli avvenimenti, piccoli e grandi. Ricordiamo infatti che tutto ciò che accade è parola di Dio. Importante è saperla decifrare, saperla capire, saper cogliere cosa Dio ci dice dietro a questi avvenimenti che noi viviamo.
   E dunque mangiare questo “pane che dà la vita” non significa solo celebrare l’eucarestia, fare nostro il suo corpo e il suo sangue perché diventiamo come lui; significa anche ascoltare la sua voce, una voce che ci è tramandata da secoli attraverso la parola ispirata, una voce che ci raggiunge attraverso quei fatti che sono la quotidianità della nostra vita.
                                                                                                             
Vedi anche  http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B19page.htm
    http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb19ita.htm

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    6 agosto 2006         Festa della trasfigurazione

Mc 9,2-10 (riassunto)

   In quel tempo. Gesù prese con sé Pietro, Giaco­mo e Giovanni e li portò sopra un monte alto. Si trasfigurò e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra po­trebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Pren­dendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!". Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: "Questi è il Figlio mio predilet­to; ascoltatelo!". E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo.
   Men­tre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscita­to dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risusci­tare dai morti.

     
Per gli Orientali il 6 agosto rappresenta la Pasqua dell’estate per l’importanza tipologico-biblica dell’avvenimento ricordato dai vangeli. Nella trasfigurazione sul «monte santo», individuato per tradizione nel Tabor, Gesù si manifesta ai discepoli nello splendore della vita divina che è in lui. Questo splendore è solo un anticipo di quello che lo avvolgerà nella notte della resurrezione e che comunicherà a noi rendendoci figli di Dio. La nostra vita cristiana è da allora un processo di lenta ma reale e sicura trasformazione in Cristo, come è mirabilmente cantato dal prefazio: il Cristo «rivelò la sua gloria... per preparare i discepoli a sostenere lo scandalo della croce e anticipare, nella Trasfigurazione, il destino meraviglioso della Chiesa, suo mistico corpo».
     La festa della trasfigurazione fu estesa all’Occidente nel 1456 da Callisto III in ricordo di una vittoria sull’Islam.
     La luce è la forma di comunione più perfetta: permette la conoscenza reciproca e la compenetrazione più assoluta. Per questo è vista come il segno più espressivo dell’Eucaristia. L’Autore dell’Apocalisse (il libro liturgico per eccellenza) definisce Cristo come «la stella radiosa del mattino» (Ap 2,28; 22,16).
(da  http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/0806BPage.htm  )

La parola all'esegeta

              GESÙ TRASFIGURATO: PREANNUNCIATO RISORTO, MANIFESTATO DIO E MESSIA

1. Tematica liturgica: La trasfigurazione di Gesù anticipa la figura del Risorto e manifesta la divi­nità e il messianismo di Gesù
   Associando il brano della Trasfigurazione a Gen 22,1-2.9a..l0-13.15-18 (sacrifico d'Isacco) e a Rm 8,31b-34, la Liturgia - in Quaresima - sottolinea in modo particola­re l'ascolto della Parola di Dio e l'obbedienza ad essa dovuta. Oggi la Li­turgia legge lo stesso testo evangelico, associando Mc 9,2-10 (brano della Trasfigurazione) a Dan 7,9-10.13-14 (visione di Dio e del Figlio dell'Uomo) e a 2Pt 1,16-19 (testimonianza oculare dell'apostolo) per evidenziare la divi­nità di Gesù, il suo messianismo e la sua resurrezione. Tre caratteristiche di Gesù inscindibili. Si potrebbe dire che la Liturgia ha voluto dire che Gesù è uomo e Dio, che Egli è l'unico che può dirci quale sia la via dell'autentica realizzazione dell’uomo perché Egli ha percorso la strada della salvezza degli uomini, indicatagli dal Pa­dre, che Egli è la pienezza della vita perché risorgendo è diventato causa e modello della nostra risurrezione.
2. Dimensione letteraria: le visioni profetiche di Daniele e la testimonianza di Pietro indicano i contenuti di fede non come pura concettualità, ma come profonda esperienza di Dio
   Il testo di Mc 9,2-10 ("Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni... ") è stato modificato dalla Liturgia ("In quel tempo, Gesù prese con sé Pie­tro, Giacomo e Giovanni..."). Tale modifica impedisce di creare un parallelo con Es 24,16 ("...sei giorni dopo Yhwh chiamò Mosè...") e isola il brano da ciò che lo precede. Questo permette di associare il brano evange­lico con la prima e la seconda lettura. Mentre Daniele, il veggente, vede in visione Dio (il vegliardo con la ve­ste candida corne neve e i capelli candidi come lana) e il Figlio dell'uomo (il Messia, salvatore e giudice degli uomini), gli apostoli vedono nella realtà la divinità, il messianismo e la risurrezione anticipata di Gesù. La scuola teologica petrina conserva la testimonianza commossa dell'apostolo.
3. Esegesi biblico-liturgica: il mistero di Cristo va compreso alla luce dell'Antico Testamento e va accolto in tutta la sua interezza
   a. Gesù Trasfigurato è il Risorto. Le sue vesti sono le ve­sti del risorto (Mc 9,3: "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime" // Mt 28,3: "II suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve"). Egli è anche Dio: le sue vesti so­no come quelle del "vegliardo" visto da Daniele (Mc 9,3: "Le sue vesti divennero splendenti, bianchissime" // Dn 7,3: "La sua veste era candida come la neve"). Egli è colui che riassume in sé le attese della Legge (Mosé) e dei Profeti (Elia).
   Gesù stesso, infatti, una volta risorto, ai discepoli di Emmaus, "cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui" (Lc 24,27). Senza una profonda attenzione e conoscen­za dell'Antico Testamento non è possibile entrare nel Mistero di Gesù - uomo e Dio, Messia e risorto - e acco­glier Lo.
   b. La Trasfigurazione di Gesù giunge tra la prima e la seconda profezia della passione.
   Egli pone insieme profezie e Trasfigurazione "per pre­parare i suoi discepoli a sostenere lo scandalo della croce e anticipare, nella Trasfigurazione, il destino me­raviglioso della Chiesa, sua mistico corpo" (Prefazio). Il volto di Gesù non è solo quello della Risurrezione co­me non è solo quello della Passione. Allo stesso modo il volto della Chiesa non è solo quello sofferente, meno no­bile, pieno di peccato, ma è anche il volto glorioso te­stimoniato dai penitenti, dai martiri e dai santi.
(DE ZAN, in Il popolo- settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, 6 agosto 2006)




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