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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


18 agosto 2006

Comunione con Gesù, comunione col mondo

         20 agosto 2006 - 20ª Domenica    del tempo ordinario (B)

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

   Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".
   Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

omelia
    Siamo di fronte ad uno di quei brani evangelici tra i più difficili del Nuovo Testamento; per la loro profondità ed ampiezza, ma anche per il loro coinvolgimento.
    
Entrare in comunione con Cristo significa diventare una sola cosa con Lui. Significa fare proprio il suo modo di pensare, il suo modo di rapportarsi alla realtà concreta, il suo modo di mettersi in dialogo con Dio, il suo modo di intessere rapporti con chi ci sta accanto. E se dunque ascoltare la sua parola, cibarsi del suo corpo e del suo sangue significa questo, allora proviamo a fare qualche brevissima riflessione sulla situazione del mondo.
    Guerre, civili e bambini uccisi, e poi la fame, i cataclismi… le violenze… Una tentazione sarebbe quella di pregare per loro. Tentazione felice! che  però contiene una possibile ambiguità. Perché nel momento in cui preghiamo per questi nostri fratelli, forse addossiamo a Dio delle responsabilità che non ha.
    “Signore, ricordati di questi nostri fratelli sotto le bombe… di questi altri che muoiono di fame… Intervieni perché cessino le guerre, le malattie, la povertà estrema…”: forse c’è qualcosa che non funziona in questa preghiera.
    Lasciamoci prendere dalla bella tentazione della preghiera, però traduciamola in questo modo: “Signore, forma in me un cuore generoso perché io possa aiutare quella gente. Insegnami una sensibilità come la tua, capace di essere vicina a quelle sofferenze  nei modi e nelle forme di cui io sono più capace”. Probabilmente questa sarebbe una preghiera più autentica. Perché Dio, il suo mestiere lo sa fare; siamo noi umani, noi cristiani che dobbiamo imparare a farlo bene. Impariamolo dunque, da quel Gesù con cui siamo chiamati a diventare una cosa sola!
    Apriamo l’animo alla generosità e all’accoglienza, facciamo di tutto per rimuovere le cause dell’odio e della violenza attorno a noi. Seminiamo attorno a noi il senso del rispetto per l’altro, il senso del profondo valore della vita, per quanto ci è possibile: essere figli di Dio per noi cristiani non è un optional, è un fatto essenziale della persona.
    Quale conclusione tirare?
    Impariamo a capire che si può sempre aiutare, e l’aiuto lo si può dare in tante forme. Quando si può, andando incontro alle necessità primarie. E poi, educando ed aiutando le persone competenti ad educare: se vogliamo che certe violenze non si ripetano, bisogna arrivare a costruire un’umanità nuova! Impariamo anche ad aprire l’animo alla speranza, non perdiamoci di coraggio. Incominciamo dalla nostra famiglia, da chi ci è molto vicino: si è disponibili, e si educa. Se imparassimo a farlo anche nella nostra piccola società, nel nostro paese, nella nostra città, sarebbe ancora meglio. E se riuscissimo a “contaminare” di correttezza e rispetto anche le persone preposte, i responsabili dei grandi progetti di intervento e di aiuto umanitario, sarebbe ancora meglio.
    Proviamo. Noi cristiani ai miracoli crediamo.

ma se volete stare più strettamente attinenti al tema... la parola all'esegeta
CHI MANGIA QUESTO PANE VIVRÀ IN ETERNO
1. Tematica liturgica: l'Eucaristia dona oggi la vita eterna ed è garanzia di resurrezione per l’ultimo giorno
   Con una felice intuizione la Colletta propria di que­sta domenica, nella seconda petizione, chiede il do­no della "certezza di partecipare al festoso banchet­to del tuo regno". Si tratta di un modo molto sem­plice di affermare la potenza dell'Eucaristia, della carne e del sangue di Gesù, di dona­re la salvezza fin da oggi e di garanti­re la risurrezione nell'ultimo giorno (Gv 6,54: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno"). Gesù adempie le promesse insite nel libro dei Proverbi (1° lettura, Pr 9,1-6). La Sapienza, infatti, dice: "Venite, mangiate il mio pane, bevete il mio vino". Assumere il pane e il vino del­la Sapienza equivale ad abbandona­re la stoltezza e vivere seguendo le vie dell'intelligenza. Traducendo il linguaggio veterotestamenta­rio nel linguaggio evangelico, il messaggio è: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno".
   Il messaggio evangelico è chiarissimo. La pietà po­polare - approvata dalia Chiesa - ha, poi, tradotto il messaggio dell'Eucaristia che salva nella pia pratica dei primi nove venerdì del mese. Sia ben chiaro, tut­tavia, che ciò che fa vivere in eterno è "il pane di­sceso dal cielo" (Gv 6,58).
2. Dimensione letteraria: Gv 6,51-58 è la secon­da parte del discorso di Gesù sull'Eucaristia che ne sottolinea la forza salvifica operante già oggi e pegno della risurrezione
  
Il tema della vita eterna apre e chiude il testo di Gv 6,51-58 (v. 51: "Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno" / v. 58: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno"). Il brano biblico è identico a quello liturgi­co, fatta salva l'introduzione liturgica: "In quel tem­po, Gesù disse alla folla". Anche l'identità di Gesù apre e chiude il brano (v. 51: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo." / v. 58: "Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono"). L'identità di Gesù, dunque, è strettamente legata dall'evangelista al dono della vi­ta eterna all'uomo e alla risurrezione. Se da una pa­rete l’Eucaristia salva ed è garanzia di resurrezione, dall'altra svela l'identità di Cristo.
3. Esegesi biblico-liturgica: Gesù è il "pane vi­vente" (in greco: "àrtos o zon"), disceso dal cielo, capace di darci la vita del corpo e dello spirito
  
L'apertura del brano (Gv 6,51) è importantissima perché non riduce la salvezza a un’idea, che una volta accolta e pensata diventa operante. La salvez­za è un dono che viene da Dio in modo concreto perché concreto è l’uomo che è chiamato a ricever­la. La salvezza divina coglie l'uomo quando l’uomo vive nel suo corpo ed è attraverso il corpo che la sal­vezza di Dio permea tutto l’uorno. Attraverso l’azio­ne più umana e primordiale, mangiare-bere, l’uo­mo accoglie e rende permanente in sé la vita divina, quella eterna. La salvezza è la persona di Gesù, il quale si svela come esistenza che diventa dono. Se l’Eucaristia fa l’uomo una cosa sola con Cristo ("Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui": Gv 6,56) anche il cristiano è chiama­to a fare della sua esistenza un’esistenza che di­venta dono. Nonostante gli interrogativi perplessi dei Giudei (v. 52: "Come può costui darci la sua car­ne da mangiare?"), Gesù non attenua le sue afferma­zioni: "La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda". Non c'è spazio per nessun simbolismo. Gesù non discute. Afferma. La manna, non è il cibo definitivo: il passato può avere valore di profezia. La realtà è adesso, richiama corpo e sangue di Cristo.
(DE ZAN, in Il popolo- settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, 13 agosto 2006)

Qui a lato, nel dorso a sinistra, ho postato due mie vecchie schede sull'eucarestia.        
Buona domenica a tutti !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




permalink | inviato da il 18/8/2006 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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