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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


8 settembre 2006

Donaci l'ascolto profondo, e la parola dell'amore

10 sett. 2006 - 23ª domenica  del tempo ordinario (B)

Prima lettura: Is 35, 4 -7
    Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi.” Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d’acqua.

Vangelo:
Marco 7,31-37
    In quel tempo Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

omelia

Oggi ho pescato nel sito “qumran2”; l’omelia che propongo è quella che ho apprezzato di più (ma non le ho lette tutte). Vi aggiungo qualche frammento significativo tratto da altre omelie dello stesso sito.

Fa udire i sordi e fa parlare i muti
di Vincenzo Paglia  (parte) http://www.qumran2.net/s/parolenuove/commento_7913.htm

    L'episodio della guarigione del sordomuto ci coglie mentre riprendiamo la nostra vita ordinaria. In verità, potremmo anche dire che questo brano ci ha incontrato sin dal giorno del battesimo, quando il sacerdote fece su di noi esattamente quello che Gesù compie sul sordomuto.
Toccandoci le orecchie e la bocca, il sacerdote disse: "Il Signore ti conceda di ascoltare presto la sua Parola e di professare la tua fede".
    Fin dall'inizio della nostra vita - quando è ancora impossibile ascoltare parole - ci viene comunque detto che l'ascolto della Parola è la nostra salvezza. Senza dubbio l'episodio evangelico riportato da Marco assume un valore simbolico per l'intero anno che ci sta davanti, oltre che per l'intera vita.
    Gesù si trova nella regione pagana di Tiro (la Decapoli). Operare in quella terra il miracolo significa l'apertura universale del Vangelo: ogni uomo e ogni donna, ovunque essi abitino e a qualunque cultura appartengano, possono essere raggiunti dalla Parola di Dio e toccati dalla Sua misericordia.
    Marco parla di un sordomuto o meglio di un uomo affetto da grave balbuzie (la guarigione infatti consisterà nel parlare correttamente), il quale viene condotto davanti a Gesù per essere guarito.
Gesù lo porta in disparte, lontano dalla folla, quasi a sottolineare la necessità di un rapporto personale diretto, intimo, tra lui e il malato. I miracoli, infatti, a differenza di quel che superficialmente si crede, non avvengono in un clima di esaltazione e di magia, ma nell'ambito di un'amicizia profonda e fiduciosa in Dio.
    G
esù conduce in disparte quell'uomo e, seguendo un'antica consuetudine, gli pone le dita sugli occhi e poi con la saliva gli tocca la lingua. Scocca come una corrente di amore mentre Gesù tiene le mani di quel malato. Accade sempre così quando si tengono le mani ai malati, quando si sostengono le braccia di chi è debole, quando si è vicini con amore e affetto a chi è solo e bisognoso di aiuto. Gesù, amico degli uomini, soprattutto dei deboli, guarda con affetto e con misericordia quell'uomo. Forse pensava anche a questo episodio l'apostolo Giacomo quando nella sua lettera esorta i cristiani ad avere un'attenzione prioritaria ai poveri e ai deboli.
E' vero che Dio non fa preferenze di persone. Ma è altrettanto vero che il suo cuore è come sbilanciato verso i poveri e i deboli. Questi ultimi sono i primi nel Vangelo.
    Così deve essere per ogni credente e per ogni comunità cristiana. Gesù ha accolto quel sordomuto. E sta con lui, in disparte. Forse gli parla; poi alza gli occhi al cielo, verso il Padre, come per presentargli quel povero sordomuto ed emette un profondo sospiro.
E' la preghiera di Gesù. In essa egli unisce l'intercessione a Dio che tutto può con la profonda commozione per quell'uomo malato, bisognoso di salvezza. Così aveva fatto anche prima della moltiplicazione dei pani, quando si commosse sulla folla stanca e sfinita e poi "alzò gli occhi al cielo" (Mc 6, 41). (…)
    Spesso noi non poniamo sufficiente attenzione al peso che hanno le nostre parole, al valore che ha il nostro stesso linguaggio. Eppure attraverso di esso esprimiamo noi stessi molto più di quanto crediamo. E non di rado sprechiamo le nostre parole o, peggio, le usiamo male.
Il miracolo che ci è stato annunciato non riguarda tanto il ridare la parola, quanto il far parlare correttamente. Potremmo dire che ci troviamo di fronte al miracolo del parlare bene, alla guarigione da un parlare diviso e cattivo. E chi di noi non deve chiedere al Signore di liberarlo da un parlare troppo scorretto, talora persino violento e cattivo, bugiardo e malevolo? Spesso, troppo spesso, dimentichiamo la forza costruttrice o distruttrice della nostra lingua.
    E' necessario perciò anzitutto ascoltare la "Parola" di Dio perché essa purifichi e fecondi le nostre "parole", il nostro linguaggio, il nostro stesso modo di esprimerci. (…) Le nostre "parole" sono povere, ma incredibilmente efficaci; possono trasportare le montagne, se riflettono la Parola. (...)
    La guarigione del sordomuto diviene emblematica mentre riprendiamo il nostro normale lavoro (...).

da: padre Ermes Ronchi http://www.qumran2.net/s/parolenuove/commento_1977.htm Sordi col fratello, incapaci di sentire Dio
    Dal silenzio alla parola. Vivere è percorrere la stessa avventura del sordomuto della Decapoli: ognuno è un uomo che non sa parlare, un uomo che non sa ascoltare. Un nodo in gola, un nodo in cuore. Penso alle mie sordità, al mio ascoltare senza partecipazione; penso alla mia lingua annodata, all'insignificanza dei miei messaggi e delle mie parole. E ne comprendo la causa. Non so ascoltare chi è appena fuori del mio spazio vitale, dall'ambito della famiglia o delle amicizie; o ascolto distrattamente, "a mezzo orecchio", sperando solo che l'altro finisca in fretta, perché ho cose più intelligenti da dire, osservazioni più acute, idee più importanti. E la parola si fa dura e vuota.
    «Il primo servizio che dobbiamo rendere ai fratelli è quello dell'ascolto. Chi non sa ascoltare il proprio fratello presto non saprà neppure ascoltare Dio, sarà sempre lui a parlare, anche con il Signore» (Bonhoffer), come il fariseo nel tempio: «Io, Signore, io e i miei digiuni, io e le decime, io...».

da un esegeta carmelitano  http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb23ita.htm
    “gli orecchi del sordo si aprirono, la lingua si sciolse e l’uomo cominciò a parlare correttamente”: Gesù desidera che il popolo apra gli orecchi e sciolga la lingua! Anche oggi! In molti luoghi, a causa degli atteggiamenti autoritari del potere religioso, il popolo è stato silenziato e non parla. È molto importante che il popolo possa ricuperare la parola dentro della Chiesa per poter esprimere la sua esperienza di Dio e così arricchire tutti, incluso il clero.




permalink | inviato da il 8/9/2006 alle 21:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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