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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


16 settembre 2006

"Chi sono davvero io, per voi?"

17 sett. 2006 - 24ª domenica                del tempo ordinario (B)


Vangelo secondo Marco:
 Mc 8,27-35
  
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo; e per via interrogava i suoi disce­poli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
  
E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente.
  
Allora Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la pro­pria vita per causa mia e del vangelo, la salverà».

omelia
  
La domanda che Gesù fa agli apostoli - E voi, chi dite che io sia? - potrebbe echeggiare fino a ciascuno di noi, per interpellarci personalmente, per chiamarci a dare una risposta.
  
E probabilmente la risposta la potremmo dare anche bene, sotto il profilo verbale. Però dall’episodio che abbiamo ascoltato ci accorgiamo che non basta. Quando veniamo chiamati in causa per rispondere chi sia per noi la persona di Gesù, dobbiamo far parlare una struttura interiore, profonda.
  
Pietro, verbalmente ha risposto bene; ma poi nel momento della verifica, nel momento della concretezza quotidiana, Pietro non ha avuto il coraggio di essere coerente con ciò che ha confessato ed ha assunto una mentalità che può assumere qualunque uomo, che abbia o non abbia fede. Il parametro di fondo che Gesù vuol proporci si può esprimere allora in modo molto semplice: la nostra confessione di fede cristiana ha una specie di cartina al tornasole: sei capace di ragionare secondo Dio, o ragioni secondo gli uomini?
  
Se sei capace di ragionare secondo Dio, allora puoi confessare che Gesù è per te il Signore, per te è il Messia: lo è veramente. Ma se nella tua struttura profonda manchi di questa capacità, allora significa che la tua fede ha bisogno di crescere, di maturarsi ancora.
  
- Ma preghiamo mattina e sera, ma veniamo a Messa la domenica, abbiamo un bellissimo rapporto con Maria Vergine…
  
Sono tutte cose belle. Però, il punto di riferimento è come il nostro mondo interiore sa porsi di fronte alla realtà, agli avvenimenti, di fronte alle scelte da compiere, un momento dietro l’altro. Ragioni secondo Dio, o ragioni secondo gli uomini?
  
C’è stato un momento in cui Gesù ha detto con chiarezza ai suoi: “Verrà il giorno in cui qualcuno di voi mi dirà: ‘Ma noi abbiamo profetato nel tuo nome, noi abbiamo fatto miracoli nel tuo nome’. Ed io vi dirò: ‘Non vi conosco’ ”. Perché il punto di fondo per noi credenti è misurarci sempre con questa mentalità profonda: come ragioniamo.
  
Ed è una realtà da tenere sempresotto controllo, una realtà da curare, perché non sempre purtroppo riusciamo a ragionare secondo Dio, con molta più facilità ragioniamo secondo gli uomini. E allora questo è il momento in cui prendere in considerazione quelle aree della nostra vita dove, con buon senso vero, o presunto, o con un “si dice” da parte degli altri, noi magari risolviamo molti problemi della nostra vita, personale ed anche relazionale, anche d’impegno sociale; dimenticando la domanda più autentica e più forte: il criterio, è quello degli uomini o quello di Dio?
  
E ci accorgiamo che il criterio di Dio molto spesso cozza, non va d’accordo con il criterio degli uomini. Quando una persona è vinta, è sofferente, è perdente, noi diciamo: è una persona che non ha più niente da dire. Secondo il pensiero di Dio invece, proprio quella persona ha molto da dire, perché lì si è fatto presente in maniera strana, misteriosa, la croce di Cristo. Quando noi notiamo che una persona ad un certo momento entra in una mentalità diversa ed inizia la strada del perdono, diciamo che è una persona che non sa farsi valere; dimentichiamo che invece quella persona ha cominciato a ragionare secondo Dio e non scondo gli uomini. Quando abbiamo il coraggio di ritagliare nella nostra giornata dei momenti da regalare a noi stessi, per dare il permesso a Dio di entrare dentro i noi - e ciò si chiama preghiera - la mentalità umana dice che noi perdiamo tempo. Chi ragiona secondo Dio invece sa che quel momento sta facendo bene a sé ed a tutta l’umanità; perché chi migliora se stesso, migliora anche gli altri. Quando abbiamo il coraggio di non giudicare chi sbaglia ed anche chi pecca, senza emettere sentenze, proprio come Gesù accoglieva i peccatori, e abbiamo il coraggio di combattere la mentalità del “mostro” che ci viene ammannita quotidianamente dalla televisione e che ci fa sentire migliori a buon mercato nel disprezzo dell’altro, forse resteremo soli a ragionare così; ma capiremo molti insegnamenti di Gesù che non sono entrati nella mentalità corrente, matureremo come persone e come cristiani.
  
Non a caso Gesù conclude questo episodio con una frase forte: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
  
Rinnegare se stessi non significa non aver cura di sé; ma significa aver cura di sé, secondo la mentalità di Dio. Non è cura di sé fare delle vacanze che diventano più stressanti dell’anno di lavoro. Non è cura di sé buttar via i soldi, mentre c’è qualcuno che ne ha bisogno. Non è cura di sé assistere a ciò a cui stiamo assistendo qui, nella nostra patria, e dire: questi sono affari degli altri. Non è cura di sé.
  
Se noi impariamo a ragionare secondo Dio, tante cose dovrebbero, lentamente, con pazienza, ma dovrebbero modificarsi. Ed è qui che noi poniamo in esame la nostra fede. La poniamo in esame se preghiamo o no, senz’altro; se frequentiamo o no la Messa domenicale, senz’altro; se perdoniamo, se non giudichiamo, anche. Ma tutto questo, in profondità, è sostenuto da una struttura di pensiero ben precisa. Che non è una specie di impalcatura filosofica, ma è un assorbire progressivamente la stessa mentalità di Cristo, il suo stesso modo di ragionare, di pensare, di rapportarsi alla realtà e alle persone. E allora potremmo dire: sì, ho iniziato a ragionare secondo Dio e mi sto allontanando dal ragionare secondo gli uomini, che senz’altro non mi porta alla vita eterna.
  
E’ un’utopia?
  
Non è un’utopia. Da duemila anni, molte persone che si chiamano cristiani hanno intrapreso questa strada, e la possiamo intraprendere anche noi. L’arrivarci, dopo, è una specie di incrocio , una specie di assemblamento, tra la nostra fatica e la bontà di Dio, che ci dona la grazia di percorrere questa strada. Ma quel poco che possiamo fare, se non lo facciamo è un grosso guaio. S. Agostino ricordava alla sua gente ciò che io voglio ricordare a me stessa ed a voi, a conclusione di questa riflessione: “Colui che ha creato te senza di te, non può salvare te senza di te”.




permalink | inviato da il 16/9/2006 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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