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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


29 settembre 2006

"E' dei nostri" ogni persona che opera il bene

1 ott. 2006 - 26ª domenica   del tempo ordinario (B)

Dal vangelo secondo Marco: Mc 9,38-43.45.47-48
  
In quel tempo, Giovanni rispose a Gesù dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un mi­racolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi.
   Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli pas­sassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo; è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

omelia
    Il testo evangelico di oggi è composto di due anime, due temi diversi.
    Un primo tema è: operare in nome di Cristo per una persona, anche se non è “dei nostri”, è lecito, non è lecito, fino a che punto, che cosa significa. L’altro, è il tema dello scandalo: un un argomento che fa parte integrante del modo di pensare e dell’atteggiamento morale del cristiano, un argomento che purtroppo al giorno d’oggi, nel clima culturale in cui viviamo, sembra essere stato rimosso da molti ambiti del pensiero e dell’agire.
   
Lasciamo il secondo tema e concentriamo la nostra riflessione sulla prima parte del nostro brano; dove Gesù dice che bisogna avere un atteggiamento particolare verso coloro che operano come cristiani, ma cristiani non sono. Giovanni dice: “Non è dei nostri; come mai riesce/tu permetti che riesca, a cacciare i demoni?”. Questo ci porterebbe ad un grosso discorso di ecumenismo, di capacità di dialogare anche con chi la pensa in maniera diversa da noi, senza ritenere che l’altro sia una specie di lebbroso da scansare; e senza giudicare noi stessi come dei lebbrosi che l’altra persona deve scansare.
   
Vorrei fermarmi più modestamente sull’espressione “scacciare i demoni”. Per una mentalità come la nostra, sembrerebbe indicare ciò che noi chiamiamo esorcismo; nel mondo orientale, nel mondo biblico, c’era una concezione un po’ diversa. “Scacciare i demoni” era un’espressione che abbracciava un’area molto più grande: per fare un piccolo esempio, quando una persona era ammalata - un’influenza, una polmonite, una paralisi, una cecità… - l’orientale pensava che questo malanno, più o meno grave, fosse dovuto all’inabitazione di un demonio dentro alla sua persona.
   
Quando Gesù manda i suoi, dice il vangelo “Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Mc 3, 14-15): questo è il compito che ha la chiesa. Leggere queste affermazioni con un senso di materialità, con una concretezza di tipo occidentale, significa restringere quella che è la missione del popolo cristiano. Con l’espressione “cacciare i demoni” dunque nel mondo biblico si dice non solo praticare l’esorcismo in maniera diretta e di tipo rituale; ma si intende lottare contro il male e dunque preoccuparsi degli altri, togliere il male dagli altri, con la collaborazione dell’altra persona. Non dunque violentando la persona né a livello psicologico né a livello affettivo, né a livello fisico, tanto meno a livello medico.
   
Aiutare una persona a guarire dalla solitudine, ad uscire dal suo isolamento perché l’età si fa troppo avanti, riscoprire il senso di misericordia verso i malati, verso chi ha meno di noi, significa concretizzare in maniera circostanziata, valida, misurabile, questo “cacciare i demoni” in senso biblico. Aiutare le persone affinchè si aprano culturalmente a conoscenze più grandi e possano gestire meglio la loro vita, contribuire perché la ricerca della scienza, perché la cultura progrediscano significa - tradotto in termini ampi - cacciare i demoni. Far sì che il tenore morale diventi più alto, più maturo, non solo in me, in te, nelle persone a cui vogliamo bene, ma anche nell’ambiente di lavoro, anche nell’ambiente in cui eventualmente ci impegniamo a livello economico, politico, culturale… significa “cacciare i demoni”. Lì dove c’è qualche cosa di male a livello morale, fisico, psicologico, dove c’è il male in qualunque forma, noi siamo chiamati ad operare un qualcosa che in oriente, in modo sintetico, si diceva “scacciare i demoni”.
   
Quando dunque Giovanni dice a Gesù “Questo tizio scaccia i demoni, ma non è del nostro gruppo”, cosa dice? “Questo tizio fa del bene, matura l’umanità, fa crescere la coscienza, elimina l’ingiustizia, propone una cultura maggiore… ma non è dei nostri. Quindi tu glielo dovevi proibire”.
   
Come può Dio proibire il bene? Come può Gesù dire ad una persona che opera per il bene suo e degli altri, per la crescita umana ed interiore “Tu non lo devi fare, perché non sei dei nostri?”. L’atteggiamento di Gesù è aperto, ecumenico.
   
I Padri della chiesa hanno saputo leggere questo testo, hanno capito che il bene non esiste solo dentro la chiesa. Hanno parlato dei “semi del Verbo” sparsi dappertutto, nel mondo. Dio ha messo dappertutto semi di bene, sete di andare oltre; e noi cristiani semmai dovremmo favorire questo cammino di crescita, in tutti i suoi ambiti corretti, a servizio della persona. Spesso invece proprio noi cristiani abbiamo delle remore, dei blocchi: abbiamo paura della scienza, abbiamo paura della cultura, abbiamo paura che un altro sia migliore di noi. Abbiamo paura che l’umanità cresca, ma non per merito nostro; diventiamo gelosi se qualcuno insegna a nostro figlio qualcosa di più o di meglio di quanto possiamo insegnare noi; abbiamo paura che il marito/la moglie/l’amico si consigli con il collega piuttosto che con noi. Impariamo a volere il bene dell’altro! Non solo a volergli bene, ma a volere proprio ciò che è meglio per lui, per lei. Impariamo ad essere aperti, non gelosi, non chiusi, non possessivi. E impariamo anche ad accogliere il bene che c’è altrove e che noi non abbiamo. Impariamo a gioire della crescita nostra e degli altri, a non essere egoisti perfino in questo. E Dio sa quanto di questo egoismo c’è nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità. “Non è dei nostri”: lo abbiamo già bollato, già condannato, bocciato e messo da parte.
   
Perché? Ogni persona è immagine e somiglianza di Dio e porta un seme divino che noi siamo, invece, capaci di cogliere, di valutare, per aiutarlo magari a seminare più di quanto da solo non possa fare.
   
L’invito di oggi è dunque di sbloccarci un po’, di avere questa apertura. Incominciamo dalla famiglia, da chi ci è più vicino… Non solo vivremo meglio noi, in modo più tranquillo e maturante, ma faremo vivere meglio e in modo più tranquillo e maturante anche gli altri.

dal sito carmelitano  http://www.ocarm.org/lectio/anno_b/orb26ita.htm  :

Contesto di ieri e di oggi:
  ? Il Vangelo di questa domenica presenta tre importanti esigenze di conversione a chi vuole essere discepolo di Gesù: 1) Non avere la mentalità chiusa del discepolo di Giovanni che pensava di essere padrone di Gesù, ma avere un atteggiamento aperto ed ecumenico, capace di riconoscere il bene negli altri, anche se sono di un’altra religione. 2) Superare la mentalità di coloro che si consideravano superiori agli altri e che, per questo, disprezzavano i piccoli ed i poveri e si allontanavano dalla comunità. 3) Gesù chiede di non lasciar entrare la routine nel vissuto del Vangelo, ma chiede di essere capaci di rompere i legami che ci impediscono di viverlo in pienezza.
  ? Sono tre raccomandazioni che hanno molta attualità oggi per noi. In molte persone appartenenti alla chiesa cattolica c’è la tendenza anti-ecumenica a rinchiudersi in se stessi, come se noi fossimo cristiani meglio degli altri. Nel mondo d’oggi, dominato dal sistema neoliberale, c’è un disprezzo per i piccoli, ed infatti aumenta ovunque la povertà, la fame ed il numero di profughi e di abbandonati. Manca tra noi cristiani l’impegno a vivere il Vangelo. Ma se noi, milioni di cristiani, vivessimo realmente il Vangelo, il mondo non starebbe come sta.




permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 17:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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