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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


6 ottobre 2006

Gesù, il matrimonio, il segno

8 ott. 2006 - 27ª domenica   del tempo ordinario (B)
Dal vangelo secondo Marco
:
Mc
10,2-16
    In quel tempo, avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, domandarono a Gesù: «È lecito ad un marito ripudiare la pro­pria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinate Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ri­pudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
   
Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. Gesù, al vedere que­sto, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». E prendendoli fra le braccia e imponendo loro le mani li benediceva.

omelia
    Il vangelo di oggi è uno di quei testi che scavano nella struttura della cultura contemporanea, nostra, dove, a causa di certe prese di posizione, sembra che a tutti sia lecito tutto, tranne che ciò che proibisce la legge dello stato. Come cristiani noi crediamo alla legge dello stato e la osserviamo, perché la fede cristiana dice giustamente “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”; quando poi entriamo nell’ambito dei valori, il cristianesimo è inequivocabile: per noi cristiani non esiste il valore opinabile, per noi cristiani esiste il valore fontale, che si chiama persona di Gesù. E per tutti coloro che si reputano cristiani o scelgono di esserlo, il punto di riferimento, per la gerarchia dei valori, è la persona di Gesù. Nessuno che si dica cristiano può dire “Ma, io la penso diversamente da Gesù Cristo”; può farlo, è libero, ma non si chiami cristiano. Perché quel nome comporta, come dice Paolo, un certo tipo di vita e una serie di scelte, che fanno giungere il credente ad affermare “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.
   
Di fronte alla pagina evangelica di oggi, noi ci guardiamo attorno e ci accorgiamo che sono molte le persone che rispondono in maniera affermativa; ci sono famiglie che, magari con fatica, sicuramente con impegno reciproco, costruiscono una realtà che non è semplicemente la somma dell’affetto di lei più l’affetto di lui, perchè l’amore familiare ha una terza realtà, di grazia, che ingloba quelle di marito e di moglie che si amano reciprocamente: nell’amore tra uomo e donna si fa presente Dio stesso. Sì, ci sono persone che credono a questa realtà divina che le permea e le sovrasta. E noi gioiamo perché ci sono coppie che, nonostante la fatica del vivere insieme, dello smussare il proprio carattere, ce la fanno; ma vediamo anche molte altre persone, forse conoscenti nostri, amici nostri, non in sintonia con questa pagina.
   
La prima tentazione è quella di fare i giudici. Ricordiamo allora le parole sapienti di Gesù: “Perché non guardi la trave che c’è nel tuo occhio, prima di guardare la pagliuzza che c’è nell’occhio dell’altro?”. “Con la stessa misura con cui voi misurate, sarete misurati”. Non siamo autorizzati a porci nell’atteggiamento di giudici, ma siamo invitati a soffrire con quelle persone che non hanno potuto realizzare questo dialogo affettivo in maniera completa in quanto, una volta iniziato il cammino, poi le strade dei due coniugi si sono progressivamente allontanate.
   
C’è un profeta nell’Antico Testamento che ha ricevuto da Dio il compito di incarnare in sé la sorte del suo popolo. E’ il profeta Osea; e il suo matrimonio è stato un matrimonio non realizzato. E quando gli altri hanno puntato il dito su di lui, dicendo “Tu sei un incapace, perché nonostante i tradimenti di tua moglie tu l’ami ancora, mentre avresti il diritto di ucciderla”, Osea risponde “Dio mi ha dato questo incarico, perché io vivessi nella mia carne, a livello simbolico, quello che è il rapporto fra lui e la sua gente. La mia sposa rappresenta voi, popolo di Dio (noi chiesa, potremmo tradurre oggi) e io profeta rappresento Dio. Quando dunque vediamo una coppia che non riesce a realizzarsi e si frantuma nel cammino della storia - afferma Osea - più che puntare il dito su queste persone, dovremmo essere capaci di guardare il valore profetico di questo segno infranto. Perché è il segno che noi comunità non siamo a posto.
   
Osea che vive il proprio matrimonio rovinato ad un certo momento, nel dolore, nell’esasperazione delle critiche sbotta dicendo “Ciò che succede a livello piccolo fra me e la mia donna sta succedendo tra voi e il vostro Dio”. Un matrimonio, dunque, che non si realizza non è “affare loro”, dei due coniugi; è un affare nostro. Perché quello è il segno che c’è qualche cosa che non funziona tra di noi. Troppo disinteresse per gli altri! Abbiamo fatto assurgere a filosofia tutta una frase, le abbiamo dato un posto troppo alto: “Bada agli affari tuoi”. Se questa frase ha qualche cosa di positivo, non è totalmente positiva. Perché lì dove noi possiamo aiutare, pregare, consigliare, rispettare, noi dobbiamo fare tutto questo. Perché Dio ci parla, ma non parla attraverso gli altoparlanti. Parla attraverso questi segni, che noi vediamo nel nostro tessuto quotidiano. E il segno di un uomo e di una donna che un giorno si sono detti “ti amo” e che oggi non sono più capaci di guardarsi negli occhi, è un segno di rimprovero per noi. Vuol dire che esiste una realtà che va aggiustata, tra noi e Dio. Tra noi e il nostro modo di vivere la fede.
   
Questa pagina del vangelo dunque, mentre ci autorizza a guardare molto seriamente alla vocazione al matrimonio, non ci autorizza ad essere giudici. “Voglio misericordia, non sacrificio” dice Dio nell’Antico Testamento, dice ancora Gesù. Ed è questo l’atteggiamento: la comprensione, il capire. Non il giudicare.
   
Ma se questo è l’atteggiamento da assumere nei confronti dei coniugi  che non ce la fanno a portare a compimento il loro sogno d’amore, lo stesso atteggiamento lo dobbiamo avere in qualunque altra situazione segnata dalla sconfitta e dal peccato. Non giudici, ma persone capaci di capire. Non gente che si ritiene a posto e che dall’alto di questa presunzione emette sentenza nei confronti degli altri, ma piuttosto gente che, ammaestrata da Paolo “Chi sta in piedi, stia attento a non cadere”, è capace di capire la fatica degli altri, per non lasciarli soli, per aiutarli.
   
Leggere oggi il vangelo in questa maniera forse è un po’ nuovo; però teniamo presente che il messaggio evangelico va letto in tutta la sua totalità. E dunque, il testo di oggi non lo dobbiamo brandire come una clava, contro gli altri, ma metterlo nel contesto di tutto il vangelo, di tutta la parola di Dio. Allora diventa per noi cristiani un invito alla serietà della scelta matrimoniale, e un invito alla comprensione nei confronti di coloro che non sono riusciti ad essere coerenti con essa.




permalink | inviato da il 6/10/2006 alle 22:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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