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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


13 ottobre 2006

Il cristiano e i beni del mondo

15 ott. 2006 - 28ª domenica      del tempo ordinario (B)

    Dal vangelo secondo Marco: Mc 10, 17-30
    In quel tempo, mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre".
    Egli allora gli disse: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: "Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.
    Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: "Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!". I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: "Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio". Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: "E chi mai si può salvare?". Ma Gesù, guardandoli, disse: "Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio".
    Pietro allora gli disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito". Gesù gli rispose: "In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

omelia
    Questo brano del vangelo scuote dalle fondamenta certe nostre pigre convinzioni di cristiani e ci obbliga a misurarci non con cose trascendenti, ma con cose concrete, con la nostra capacità cioè di essere discepoli di Gesù. L’episodio, conosciutissimo, non avrebbe bisogno di commento, ma ci sono due punti che meritano di essere chiariti.
    Il primo riguarda il nostro rapporto con i beni di questo mondo. E’ forse male avere qualche euro in tasca? Nel gruppo degli apostoli noi sappiamo che c’era addirittura uno che teneva il bilancio, c’era un economo. E’ andato a finir male purtroppo, ma questo non è dovuto certamente al fatto che fosse l’economo del gruppo. Sappiamo che Gesù era ben vestito. C’erano delle donne, dice il cap. VIII del vangelo di Luca, che provvedevano a lui e provvedevano anche al gruppo dei suoi discepoli. E quando Gesù viene crocifisso, la sua tunica non possono dividerla perché è senza cuciture: è dunque un vestito di classe. Sappiamo anche che, nella chiesa nascente, le chiese pagano-cristiane faranno delle collette per aiutare la chiesa madre di Gerusalemme quando questa entrerà in crisi finanziaria piuttosto severa, a causa di una serie di carestie che aveva messo a dura prova tutti gli abitanti della Palestina.
    E allora, con i nostri soldi, cosa facciamo?
   
Nel vangelo c’è un atteggiamento estremamente chiaro, limpido: “Dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore”. Se il tuo tesoro è il taccuino, è chiaro che lì sarà il tuo cuore; se il tuo tesoro invece sono le persone, sono i valori, è Dio stesso, lì c’è il tuo cuore.
   
E il tuo rapporto con i beni materiali allora avrà un sapore di fruizione, non di possesso. Sarai buon amministratore, di te stesso innanzi tutto. Per questo Gesù dice: “Beati i poveri in spirito”.
   
E’ pericoloso avere delle ricchezze, ma non è meno pericoloso non averne. Perché tutto sta nel cuore. Un povero potrebbe essere “ricco” quando non è capace di condividere la sua povertà con una persona più povera di lui. Un ricco potrebbe essere “povero” quando è capace di condividere ciò che ha con chi ha di meno. E’ raro il secondo caso, è più facile che un povero sappia condividere; ma non perché uno è materialmente povero, automaticamente è a posto: è sempre questione di mondo interiore. E Gesù dice con chiarezza che chi non ha questo atteggiamento interiore, non di possesso ma di condivisione, non può essere cristiano.
   
Il secondo punto che merita essere precisato lo troviamo nella frase di Gesù: “Va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. La povertà in sé non è un valore, è un mezzo: perché noi possiamo essere più autentici nel capire certe proposte che ci fa Gesù Cristo. E non sono proposte facili. Perché alle volte chiede che tu apra il tuo cuore a chi è più povero di te; alle volte ti chiede di condividere il tuo tempo con altri che hanno bisogno del tuo tempo; e alle volte ti chiede di condividere la sofferenza che gli altri hanno e che tu non hai, ma nei confronti della quale puoi fare qualcosa. Ma se il nostro cuore è attaccato al possesso, non abbiamo i dieci euro per nessuno, non abbiamo tempo per nessuno e non abbiamo capacità di condivisione di sofferenza per nessuno. “Lì dov’è il tuo tesoro, è il tuo cuore”. E come cristiani questo non lo possiamo mai dimenticare.
   
E’ importante per noi credere in Dio uno e trino? E’ fondamentale. E’ importante credere che il Figlio di Dio si è fatto uomo? E’ fondamentale. Non è meno fondamentale quello che Gesù ci dice in questo brano di vangelo.
   
In quale posizione ci sentiamo? Ognuno ha la propria risposta, che può dare a se stesso e a Dio soltanto.
   
E’ possibile cambiare? Gesù ha cominciato la sua predicazione dicendo: “Convertitevi”. Ed è una parola che può risuonare anche oggi per me, per noi. L’importante è capire a quale punto ci troviamo e da quale punto possiamo incominciare a camminare. Per poterci sentir dire: “Beati voi, poveri in spirito, vostro è il Regno dei cieli”.
   
Non ci sono altre strade. O c’è questa, o altrimenti, neanche se vogliamo possiamo entrare in quel Regno, dal momento che neppure un cammello può passare attraverso la cruna di un ago. Chi ha il cuore lì, dove c’è il possesso, senza sensibilità verso chi ha meno, si trova nella stessa impossibilità del cammello di passare attraverso la cruna.
   
Non sono parole facili. Sono parole del Maestro, che siamo chiamati ad accogliere.




permalink | inviato da il 13/10/2006 alle 22:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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