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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


20 ottobre 2006

Il cristiano, le passioni, il potere

22 ott. '06 - 29ª domenicadel t. ordinario (B) 

Dal vangelo secondo Marco: Mc 10,35-45
   
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: "Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo". Egli disse loro: "Cosa volete che io faccia per voi?". Gli risposero: "Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". Gesù disse loro: "Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?". Gli risposero: "Lo possiamo". E Gesù disse: "Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato".
   
All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: "Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".

omelia
    Il brano evangelico di oggi potrebbe essere un po’ pericoloso se viene accolto con l’atteggiamento di chi ha dei diritti da rivendicare nei confronti di questa o quella autorità religiosa e civile; diventa invece per noi prezioso, se ci fermiamo a contemplarne il messaggio profondo.
   
Anche oggi vorrei riflettere solo su due aspetti.
   
La prima riflessione riguarda l’atteggiamento che ha Gesù nei confronti della pretesa di questi due discepoli, che si mettono in concorrenza spietata con gli altri dieci; i quali dieci, a loro volta, reagiscono in maniera sdegnata verso costoro, che tramavano per loro conto per soffiare il posto, a destra e a sinistra, nei confronti degli altri.
   
Gesù non rimprovera: né i primi due, né gli altri dieci. Ma coglie profondamente ciò che c’è di buono, sia nella pretesa sbagliata dei due, sia nella reazione sbagliata dei dieci. Ai primi chiede generosità e dice: “Se volete questo, siete capaci di…?” Non si mette dunque nell’atteggiamento di giudice, ma nell’atteggiamento di colui che cerca di far uscir fuori dalla persona il meglio della persona stessa. Anche se questa persona si era espressa certamente con atteggiamenti interiori, con termini, con progetti, non esattamente nobili. E così pure nei confronti dello sdegno dei dieci, Gesù non si pone in atteggiamento di giudice, ma dalla loro sete di potere trae argomento per veicolare le loro energie verso qualche cosa di positivo.
   
E’ un suggerimento sapiente, profondo, questo.
   
Quando noi ci accostiamo a nostro marito, a nostra moglie, ai figli, ai genitori, parenti, amici, collaboratori, alle persone con le quali viviamo, non ci par vero molto spesso di poter ergerci a giudici, di emettere una sentenza, quasi quasi di farci veder belli davanti a queste persone, perché siamo capaci di saggezza, di equilibrio. Mentre la saggezza e l’equilibrio è il valorizzare ciò che c’è di bello negli altri, mettere in evidenza ciò che c’è di positivo; non condannare le forze che nascono dentro  e si esprimono magari con prepotenza incontrollata, ma fornire un indirizzo a questa energia. Gesù non dice ai dieci: “Sbagliate a guardare con invidia e cattiveria i vostri due colleghi”. Dice: “Volete essere persone importanti? Va bene! Imparate a capire che per essere importanti dovete essere come me; e per essere come me, dovete imparare a servire”.
   
Certamente un atteggiamento del genere non lo possiamo acquisire dall’oggi al domani; lo acquisiremo nel momento in cui saremo capaci di avere questo atteggiamento nei confronti di noi stessi. Un atteggiamento di pazienza, di tolleranza, una capacità di non autogiudicarci per ciò che immediatamente esplode dentro di noi, ma per la capacità successiva che abbiamo, di gestire quest’energia, questa forza, questa caratteristica che ci è propria. Solo a quel punto noi possiamo anche avere lo stesso atteggiamento verso nostro marito, nostra moglie, i figli, i parenti, i collaboratori eccetera.
   
Si tratta di un lavorìo lento, che prima o poi dobbiamo imparare. Altrimenti, l’atteggiamento di fondo che Gesù ci ha dato, non riusciremo mai a metterlo in pratica. “Ama il prossimo tuo come te stesso”: non impareremo mai ad amare gli altri, saremo sempre al di qua di quell’invito che Gesù ci ha fatto e che ci ha proposto come legge fondamentale del cristianesimo. Non sappiamo capire, non sappiamo perdonare, non sappiamo aiutare, perché non sappiamo capirci, non sappiamo perdonarci, non sappiamo aiutarci. Forniamo a noi stessi e agli altri questa capacità positiva per uscir fuori dalle difficoltà, non accentuiamole ulteriormente.
   
C’è una seconda riflessione importante che vorrei fare su questo testo. Gesù avverte che, purtroppo, nel nostro mondo esiste un concetto di potere ben preciso, ed è quello esercitato dai capi e dai grandi; e ne facciamo anche direttamente esperienza. E Gesù dice con chiarezza: all’interno del gruppo dei credenti non dev’essere questo lo stile. Neanche tra il prete e i suoi fedeli, neanche tra il vescovo e il suo clero, neanche tra il papa e la sua chiesa, che è la chiesa di Cristo. Non si esercita un dominio, ma si esercita un servizio. Un servizio che alle volte è duro; perché molto spesso dire la verità evangelica significa essere impopolari, proporre certi valori in certi momenti storico-culturali significa cantare fuori dal coro, proporre un rinnovamento profondo di fronte a certe situazioni storiche attuali, significa andare contro corrente; parlare ad esempio dei grossi doveri che abbiamo, come cittadini e come gente che lavora in questa società, è difficile. Perché per tanto tempo siamo stati accarezzati dal diritto, o dai diritti. Che restano e sono legittimi; però devono accompagnarsi ai doveri. Ma è impopolare tirar fuori questi argomenti. Come è impopolare dire “Perdona!”.
   
Di fronte dunque a questo messaggio dovremo probabilmente mettere a fuoco le nostre scelte di credenti. Non solo per essere rispettati nella nostra dignità di figli di Dio, ma anche per aiutare coloro che hanno autorità, all’interno della chiesa, ad abbandonare il potere e ad esercitare appunto l’autorità: sono due cose diverse. E questo non lo si fa con quello spirito di rivalsa che molto spesso nel nostro mondo vediamo esercitare influenza, pressione, tante volte produrre scontri. Ma lo si fa con lo stile cristiano: quello del dialogo, della carità, della preghiera. Proviamo a pensare a che succede quando all’interno di una famiglia moglie e marito risolvono i problemi battendo i pugni con il classico stile del potere. Quanto è meglio la strada, difficile, dell’amministrazione dell’autorità, in cui ambedue i componenti mettono sul tavolo la reciproca autorità, per farla convergere verso un obiettivo comune. E questo non si ottiene a livello immediato, ma occorre smussare, dialogare, concordare; e avere la pazienza dei tempi lunghi. Forse in questo lavoro ci può aiutare l’ultima frase di Gesù: “Il figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servite, e dare la sua vita in riscatto per molti”.
   
Costa fatica; ma il cristianesimo non è mai stato facile per nessuno.




permalink | inviato da il 20/10/2006 alle 19:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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