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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


24 novembre 2006

“Cristo re” : quale regalità?

26 nov. 2006 - 34ª domenica     del tempo ordinario (B)

Dal vangelo secondo Giovanni
(Gv 18,33-3712,44)
    In quel tempo, disse Pilato a Gesù: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
    Rispose Gesù: «II mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimo­nianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

omelia
    Certamente Pilato e Gesù parlavano due linguaggi diversi; dietro alla parola “regno” per Pilato c’era il potere, il dominio; dietro alla parola “regno” per Gesù invece c’è la signoria di Dio: quel Dio che non occupa posto, non ti sottrae niente, ma permea tutto il tuo mondo interiore, le tue scelte, la tua capacità di valutare, il tuo modo di vedere le cose. Fondamentalmente esiste quella situazione che ritroviamo in un episodio forse più conosciuto di questo, lì dove Pietro prende in disparte Gesù e gli dice: “Tu non devi parlare così. Stai trionfando in mezzo alla gente, la gente ti segue; e tu a questa gente annunci che devi morire, che sarai sconfitto. Non è questo, proprio, il modo di creare una bella immagine di sé”. E Gesù risponde: “Pietro, ricordati che questo tuo non è il modo corretto di ragionare; perché tu ragioni secondo gli uomini e non secondo Dio”. Pietro in quella occasione, Pilato in questo episodio, e forse tante volte noi nella nostra vita, siamo tra coloro che “ragionano secondo gli uomini” di fronte a situazioni, problemi o decisioni da prendere. E Gesù ci avverte che c’è un altro modo di pensare di fronte allo stesso fatto, c’è un altro modo di rapportarsi di fronte all’identica difficoltà; e ci sono altri parametri per decidere, di fronte al bisogno di prendere posizione su qualche cosa.
    In quest’ultima domenica dell’anno liturgico, facciamo un piccolo esame di coscienza proprio di fronte a questa domanda; di fronte alla figura di Pilato e di Pietro da una parte, e la figura di Gesù dall’altra. La nostra vita come la gestiamo? Pensando secondo gli uomini o secondo Dio? “Pensare secondo gli uomini” significa spesso ragionare con il criterio della forza, non dell’autorevolezza; con il criterio dell’imbroglio, non della chiarezza; con il criterio della sopraffazione, non quello del dialogo e della concordia; e potremmo portare molte altre esemplificazioni. “Ragionare secondo gli uomini” significa, ancora, agire; “ragionare secondo Dio” vuol dire essere capaci prima di contemplare, di ascoltare, poi di agire. “Ragionare secondo gli uomini” significa “noi vogliamo giustizia”; “ragionare secondo Dio” significa far dialogare la giustizia con il perdono; “ragionare secondo gli uomini” significa avere una vita frenetica; “ragionare secondo Dio” significa fermarsi e avere il coraggio anche di pregare e di fare silenzio; “ragionare secondo gli uomini” significa avere un’immagine e dare agli altri questa immagine, in modo che attraverso di essa io possa essere stimato; “ragionare secondo Dio” significa abbandonare il criterio del sembrare e abbracciare il criterio dell’essere.
    Noi allora ci chiediamo se alla fine di un anno abbiamo condotto la nostra vita secondo questo modo di pensare, che non è secondo gli uomini, ma secondo Dio. E se la risposta dovesse essere incerta, o dovesse essere sconcertante, tanto da dire “No, purtroppo la mia vita l’ho gestita secondo il criterio degli uomini e non secondo Dio”, sappiamo che Dio è magnanimo, che ci dà sempre la possibilità di recuperare, c’è sempre la porta aperta nella sua casa. Davanti a lui non abbiamo mai la cattiva, brutta esperienza di trovarci una porta chiusa. Abbiamo sempre la possibilità di rifarci.
   

P.S. Questa domenica, festa di Cristo Re, chiude l'anno liturgico; come ho già anticipato, anche il blog chiuderà. In un anno abbiamo percorso per tappe salienti tutto il vangelo - ossia il lieto annuncio - secondo Marco (con inserti giovannei), prendendo a guida la liturgia della domenica. Il lieto annuncio ha quattro versioni riconosciute come autorevoli, ma la più importante è quella "secondo noi stessi" e cioè quanto di questa gioia riusciremo a trasportare nella nostra vita.

Il blog è stato un po' un esperimento, se riuscirò farò qualcosa di più completo... chi vivrà vedrà.

Saluto di cuore tutti i visitatori. Buona vita!





permalink | inviato da il 24/11/2006 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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