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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


19 dicembre 2005

la fede e i “segni”

19 dicembre – IV^ domenica di avvento Dal vangelo secondo Luca
(Lc 1, 26-38)


   In quel tempo, l'angelo* Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
   Entrando da lei, l’angelo disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta tua pa­rente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
   Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


   * angelo: ànghelos nel greco ellenistico significa messaggero. Fu un angelo come lo intendiamo noi, un sapiente, un profeta?


Omelia

   Vorrei accostare quest’ultima tappa del tempo di avvento, preparazione al Natale, sottolineando l’aspetto umano della nostra fede. Il che significa, non, togliere l’aspetto trascendente della fede, ma dare a questa trascendenza la concretezza del quotidiano.
  
Il racconto dell’annunciazione ci propone quella che, fin dalla più antica tradizione liturgica, era l’ultima figura che accompagnava i credenti in questo percorso di preparazione: Maria. Ancor oggi questa figura ci fa capire l’atteggiamento da assumere se vogliamo accogliere Dio nella nostra vita.
  
Se notate Maria, prima di accogliere Dio nel suo corpo, lo ha accolto nella sua parola. E prima ancora di accoglierlo attraverso la sua parola,  l’ha accolto attraverso quell’avvenimento così strano: un angelo che va da lei.
  
Non a caso l’evangelista Luca ci dice che rimase turbata. Sappiamo che nel mondo ebraico le ragazze si sposavano molto molto giovani e, pur essendo sposate di diritto, di fatto rimanevano ancora nella casa dei propri genitori per un periodo variabile, di uno o più anni. L’avvenimento è capitato in questo periodo, in cui nessuno doveva trovare la sposa a tu per tu da sola, ma la poteva avvicinare o in presenza del padre, o della madre, o dei fratelli. E’ un fatto strano.
   E
d è in questo fatto strano che Dio entra in dialogo con questa donna.

   Poi l’angelo propone delle cose ancora più strane; e giustamente Maria si difende, ragionando alla maniera umana. In maniera bella, pulita: io non posso diventare madre, perché non sono stata con nessun uomo. Solo nella fase finale, quando l’angelo dà garanzie, dà un segno, allora Maria si arrende a questa esperienza con Dio, a questa accoglienza che Dio le propone.
   In questo episodio possiamo trovare degli insegnamenti importanti per aiutarci a comprendere e vivere la nostra fede nella concretezza, nella quotidianità.
  
Abbiamo visto nelle precedenti domeniche di avvento che  bisogna convertirsi: tutti, sempre abbiamo bisogno di conversione. E convertirsi è una cosa lenta, che va fatta con pazienza, in profondità; non è un fatto intellettuale. E abbiamo capito, attraverso le varie tappe, che questa conversione non va fatta solo in ambito morale: prima sbagliavo, adesso non devo più sbagliare. Va fatta anche in questo ambito, per tutto quello che ci è possibile, ma principalmente la conversione va fatta nel modo diverso di concepire la vita, le cose, nel modo diverso di rapportarci con la realtà. E questa sera ci viene fornito uno schema, un modello: non pensiamo che Gesù s’incarni una volta all’anno, a Natale, ma, se ricordiamo le sue parole “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, diamo per certo che Cristo è presente nella nostra esistenza tutti i giorni.
  
E chiediamoci: chi di noi si accorge? Chi di noi può dire: sì, io credo in Cristo perché lo incontro?
  
Noi incontriamo volti noti: marito, moglie, figli, parenti, colleghi, amici; anche nemici.
   Noi
 incontriamo nella nostra vita situazioni comuni: la solita sveglia che suona alle sei del mattino, il solito ritmo di lavoro, il tran tran, la serata che si chiude come al solito magari davanti alla televisione… Dove sta questo Dio?
  
Se notiamo, nel testo biblico si dice che Dio sta proprio nel quotidiano: Maria non si è trovata in un luogo sacro, per avere questo dialogo con il mondo celeste. E non si è trovata in un tempo sacro. Ma si è trovata nel grigiore della quotidianità: improvvisamente c’è questa presenza. Come improvvisamente nella nostra giornata ci capita un fatto duro, che ci scuote, ci capita un fatto che ci piace, un fatto magari che ci ferisce. Impariamo a fermarci un momento. E a capire quale messaggio di Dio c’è lì dietro, quale incarnazione di Dio per noi c’è in quel momento, quale parola ci viene rivolta. E quando non capiamo, abbiamo tutto il diritto di opporci. “Perché a me quella sofferenza?” – è una domanda che ci facciamo spesso – “Perché a me quell’intralcio, quella difficoltà?”. Ma se abbiamo dentro di noi quell’atteggiamento di conversione, incominceremo a darci già una prima risposta: qui c’è Dio che mi chiede qualcosa.
  
Si tratterà di capire che cosa, ma l’importante è che non lasciamo passare quel momento di incarnazione. Altrimenti, a che cosa riduciamo la nostra fede? A tante frasi teoriche, a tante buone intenzioni, a tutta una serie di rispostine catechistiche… ma la quotidianità, come viene irrorata dalla nostra fede?
  
A che mi serve vivere un contrasto o vivere un momento di dialogo; a che mi serve riuscire a lavorare bene, ad essere onesto, ad essere giusto, se la fede non mi dà un sapore di significato a queste cose? E allora, seguiamo ancora l’episodio dell’angelo: il quale dà a Maria un criterio, dice “Guarda che Dio ti viene incontro chiedendoti delle cose grosse, grandi, impossibili per la tua mente; però renditi conto di questo: nulla è impossibile a Dio. E affinchè tu ti renda conto, Dio ti dà un segno: tua cugina, che è sterile ed è oltre la menopausa da tanto tempo, sta diventando madre”.
  
Nella nostra vita ci sono questi segni. Attraverso i quali noi possiamo credere anche a cose più grandi.
  
Ma abbiamo l’umiltà di dire: “Signore, ho bisogno di un segno concreto nella mia esistenza per credere a queste cose più grandi”. Perché la fede si nutre di questi segni che Dio semina nella storia, perché noi impariamo a crescere.
  
Lo ha fatto nell’Antico Testamento: Gedeone non voleva assumersi la responsabilità di fronte al popolo d’Israele, e Dio in qualche maniera “gioca” con Gedeone, gli dice “Cosa vuoi?”. E Gedeone gli risponde: “Bagnami il cortile, e lasciami asciutta la pelle di capra che metterò in mezzo al cortile”. Il giorno dopo Gedeone vede il cortile tutto bagnato e la pelle di capra asciutta e pensa “Potrebbe essere un caso”. E allora si rivolge a Dio e dice: “Voglio esattamente il contrario”. E Dio che, ripeto, sa anche giocare con le persone, dice “Va bene”. E l’aia resta asciutta, e la pelle bagnata. E’ un segno. Non è una cosa importante, ma è un segno: che al di là, nasconde qualche cosa di veramente grande. Noi abbiamo bisogno di segni, per poter credere. Abbiamo bisogno di una mentalità che li sa cogliere.
  
Quando il tuo uomo ti dice “Ti voglio bene” “Ti amo”, impariamo a capire che dietro a quella voce non c’è solo quella persona, ma dietro c’è anche Dio, che si serve di quella persona per dirti questo. E quando tua moglie ti dice la stessa cosa, non fermarti a tua moglie. E’ lei la protagonista di quel gesto e di quelle parole, ma quel gesto e quelle parole esistono perché Dio ha permesso che ci fossero. E quindi dietro a quelle parole, a quel gesto, c’è Dio stesso, che si esprime nei tuoi confronti. Impara a cogliere questi segni. Impara a cambiare mentalità. Impara a gioire della tua fede, che ti dice che Dio s’incarna non solo il 25 dicembre, non solo duemila anni fa, ma tutti i giorni, nei fatti, e nelle persone che avvicini.




permalink | inviato da il 19/12/2005 alle 23:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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