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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


23 dicembre 2005

Il volto di Dio

Natale di Gesù CristoDal vangelo secondo Giovanni


In principio era il Verbo, VerboLogos: biblicamente, parola creatrice e sapienza di Dio

e il Verbo era presso Dio   presso: meglio rivolto verso, in atteggiamento di intercessione
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita
E la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta. (…)  accolta, o meglio soffocata in abbraccio mortale
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo
e il mondo fu fatto per mezzo di lui
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente
ma i suoi non l’hanno accolto.     allude al rifiuto e alla condanna da parte dei capi ebrei
A quanti però l’hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio. (…)
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi,
e noi vedemmo la sua gloria
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia. (…)
Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il figlio unigenito
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

Omelia 

In questo giorno è sana tradizione scambiarci gli auguri; e gli auguri, ormai, sono diventati cosa comune ed abitudinaria, perfino la gente non cristiana festeggia il Natale e si scambia gli auguri. Noi come credenti, questi auguri li vogliamo sentire dentro di noi e li vogliamo riempire di significato, di un senso più autentico e più specifico, perché cessino di essere pura convenzionalità.
   Abbiamo ascoltato, alla lettura del Vangelo, uno dei testi più alti che l’umanità abbia prodotto a livello poetico, ma anche a livello filosofico-teologico. Per penetrare questa ricchezza potremmmo fermarci di fronte alla frase “il Verbo si fece carne”.
   E  allora magari ci sentiamo trasportati in orizzonti di poesia, ci vengono alla mente i ricordi di bambino, i sogni che facevamo quando eravamo piccoli… Custodiamo pure questo clima che la festa ci richiama, se ci fa bene. Ma la fede non è una fiaba, e il clima non è l’allontanamento dal quotidiano.
   Noi siamo chiamati a misurarci con la realtà, anche se oggi creiamo una parentesi che in qualche modo ci sradica da ciò che proveremo domani e dopodomani, quando ricominceremo la vita grigia di ogni giorno. Ora a me dispiace incidere il cristallo di questa festa con una riflessione che dovrebbe farci bene forse non per la giornata di oggi, ma per la giornata di domani, di dopodomani, di questi 365 giorni che ci separano dal prossimo Natale. Mi piacerebbe dar senso a questi auguri che ci scambiamo come credenti, attraverso una brevissima riflessione che peschiamo proprio dall’ultima frase di questo poema teologico: Dio nessuno l’ha mai visto.
   Eppure nella nostra società, nella cultura o nelle culture in cui siamo inseriti, c’è sempre qualche profeta che ci dice: “Dio è qui”, dove c’è il denaro, “Dio è qui”, dove c’è la riuscita, nell’ambito economico, culturale, politico; a qualunque costo; oppure “Dio è nei sogni”, in quei gruppi dove ci si rifugia per non prendere contatto con la durezza della realtà. Ci sono troppi profeti che ci dicono “Dio è qua”, “Dio è là”. Noi come credenti invece abbiamo questa umile sicurezza: Dio nessuno l’ha mai visto, nessuno può indicarci chi è. Solo Gesù Cristo può svelarci qual è il volto di Dio.
   E allora oggi se vogliamo da adulti aggiungere un’esperienza in più alla poesia del Bambin Gesù, teniamo presente questo semplice messaggio: spesso noi ci costruiamo degli idoli, e questi idoli li chiamiamo dio. E siamo disposti a sacrificare tutto per questi idoli, che abbiamo costruito per uso e consumo nostro.
   Proviamo a fare pulizia mentale oggi, proviamo a capire che tutto ciò che è fuori di noi, è buccia, è esteriorità, potrebbe essere anche un tranello. Dio ha il volto di Cristo, il quale avverte: è nel mondo profondo della persona che abita la Verità. E’ nell’interiorità che ci s’incontra con Dio. E’ questo il primo approccio che noi possiamo avere con lui. Ascoltalo. Lì c’è.
   Impariamo a capire che il primo santuario dove Dio si è incarnato è la nostra coscienza. E solo dopo che l’abbiamo incontrato lì, vivo, vero, parlante, nei momenti di silenzio che abbiamo saputo regalarci durante la giornata, e siamo entrati in dialogo con questo Dio che è nell’intimo nostro, solo allora lo potremo scoprire anche fuori di noi. Con un’incarnazione splendida! Forse umile, ma non per questo meno efficace.
   E’ lo stesso Dio, nelle sue incanazioni quotidiane. Negli avvenimenti della storia Dio s’incarna per chiederci qualche cosa, Dio s’incarna nel volto delle persone che ci vogliono bene, Dio s’incarna anche in coloro che di fronte a noi esprimono un bisogno: bisogno di solidarietà, bisogno di ascolto, bisogno di comprensione, bisogno di tenerezza.
  
Non dobbiamo mai disgiungere il momento magico, che ci afferra l’animo, da questa capacità di essere realisti e di scoprire lì dove Dio s’incarna, lì dove Cristo ce lo ha indicato. Dietro ad un atto d’amore che  riceviamo c’è Dio, ricordiamocelo. Di fronte a un terzomondiale che ci stende la mano, di fronte a un sofferente, lì c’è Dio, non dimentichiamolo. Di fronte a un nemico che ci guarda male, che progetta male per noi, c’è un Dio che è incarnato e ci chiede, qui, perdono.
   Di fronte ad alcuni episodi impariamo a dire: “Qui c’è il Natale”. E così la poesia che vive dentro di noi diventa forza, capacità di tradurre la fede in concretezza. Come cristiani allora possiamo dire qualche cosa nella nostra società. Altrimenti, chi siamo, nel tessuto sociale dove viviamo, se non siamo capaci di portare all’umanità questo messaggio nuovo dell’incarnazione di Dio?
   E quando ci troviamo soli, oberati dalla fatica del vivere, dove la sconfitta e la solitudine sono sempre in agguato contro di noi, e ci troviamo di fronte alla nostra coscienza, forse carica di rimprovero per il bene non fatto, e per il male che, per un motivo o per l’altro, o abbiamo scelto o siamo costretti a fare, e allora capita quel velo che ci disturba e che si chiama paura, allora ricordiamoci di questo testo: Dio nessuno l’ha mai visto. Solo il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui ce lo ha rivelato – il testo greco dice exegesa – ne ha fatto l’esegesi, lo ha spezzato sbriciolato per noi, come si spezza il pane per poterlo mangiare.
   E allora quando siamo soli e abbiamo questa paura, paura di un Dio onnipotente che ci può schiacciare come fossimo dei pidocchi, cancelliamo quest’idea. Cristo di fronte a me non oserebbe mai emettere una sentenza, né condannarmi. Ricordiamo quell’episodio in cui l’umanità voleva linciare quella donna, e Gesù dice: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e le persone se ne vanno; e di fronte a questa creatura Gesù chiede:
-         Donna, chi ti ha condannato?
-         Nessuno, Signore.
-         Neanch’io ti condanno.
   Questo è il volto di Dio che Gesù nella sua incarnazione ha voluto mostrarci.
   E sarebbe un peccato che di fronte a questo messaggio in cui scopriamo chi è Dio per noi, paralizzassimo questo Dio solo all’interno di un puro e semplice sentimento di poesia.
   Accogliamo la poesia, è bella, fa bene dentro; accogliamo la nostra verità di fede; congiungiamo queste due ricchezze. Ed impareremo ad interiorizzare questa festa, che purtroppo una certa cultura dominante ha ormai dissacrato in tanti rivoli pagani.




permalink | inviato da il 23/12/2005 alle 2:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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