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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


27 dicembre 2005

Un anno tutto nuovo...

1 gen 2006 - festa di Maria Madre di Dio   Dal vangelo secondo Luca  (Lc 2, 16-21)

 

   I pastori andarono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.
Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
   I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
   Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come  era stato proclamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.
   
   *  I pastori hanno colto i "segni"; dopodichè, divengono a loro volta annunciatori: i primi annunciatori del lieto messaggio.
   *  "Gesù" significa "Dio salva"

***

   omelia

   Oggi 1 gennaio è la festa di Maria madre di Dio, e contemporaneamente è stata proclamata la giornata mondiale della pace. Ed è il primo giorno dell’anno 2006.
Un po’ troppo, forse, per poter far nostre tutte queste realtà.
   Innanzi tutto, allora, mettiamo dentro di noi un atteggiamento di riconoscenza verso Dio che ci offre un anno nuovo, tutto perfettamente nuovo, tutto da vivere. E quest’anno nuovo che il Signore ci consegna lo poniamo nelle mani di Gesù Cristo: mani divine, oggi infatti celebriamo questa solennità.
   Non preoccupiamoci se sono troppe le cose in un solo giorno e facciamo fatica a trovare un collante che le unisca: prendiamo semplicemente ciò che ci è utile.
   Ognuno di noi ha la sua storia personale. Può darsi che uno sia più preoccupato per gli anni che verranno, che di quello che è ormai trascorso. E allora si ricordi che non è solo in questo mondo: c’è un Dio che ha promesso di esserci accanto sempre, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. C’è un’altra persona che ha bisogno di capire che cosa è successo nell’anno passato, per poter gestire in maniera diversa e più proficua il prossimo anno. E allora chiediamo a Dio la pace: che non significa mancanza di guerra, ma prima di ogni altra cosa significa realizzazione della persona. E il primo grado di realizzazione della persona è capire. Molto spesso l’angustia nasce proprio dal fatto che non riusciamo a dare il significato giusto a ciò che abbiamo vissuto, e probabilmente questo ci porta ad un certo timore nei confronti di ciò che vivremo.
   E allora ci possiamo far aiutare da un’antica storia cinese, dove si può notare con chiarezza come ogni fatto altro non sia che un double-face, abbia cioè due aspetti.
   C’era un uomo, solo, povero; aveva solo un campicello ed un cavallo. E un giorno gli scappa il cavallo, e la gente tutto attorno dice: “Che sfortuna!”. E l’uomo risponde: “Se sia sfortuna o fortuna non so; intanto ringrazio Dio”. Il giorno dopo questo cavallo ritorna alla sua greppia, portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi. E la gente dice: “Che fortuna!”. E l’uomo risponde: “Se sia fortuna o sfortuna non lo so; intanto ringrazio Dio”. Ed inizia a domare questi cavalli selvaggi. Uno, un po’ più bizzarro degli altri, lo fa cadere e gli spezza una gamba; e la gente dice: “Che sfortuna!”. E il nostro contadino, la solita frase. Quel giorno scoppia la guerra, il generale raccoglie tutti gli uomini atti alle armi, ma lascia a casa il nostro contadino che ha la gamba spezzata. E la gente dice: “Che fortuna!”. E potremmo andare avanti all’infinito.
   Allora per il nostro contadino perdere il cavallo è stata una fortuna o una sfortuna? Vista da una certa angolazione è stata una sfortuna, vista da un’altra angolazione è stata una fortuna. Avere una gamba spezzata, è una fortuna o una sfortuna? Se la guardiamo da una certa angolazione, c’è il dolore, la sofferenza; se la guardiamo da un’altra angolazione, quello stesso avvenimento è diventato la salvezza.
   Non dobbiamo aver paura del tempo che ci viene avanti: non sappiamo dove ci conduce. Forse questo velo dentro di noi ce l’abbiamo tutti, copre parte della nostra vita. Accogliamo questo tempo, sapendo che in parte siamo protagonisti, in parte no. Soprattutto accogliamolo con sapienza. E sapienza è capire che in ogni avvenimento, felice o doloroso, c’è sempre questo duplice aspetto, sempre: un qualche cosa che  probabilmente ci farà male, ma anche un qualche cosa che ci farà molto bene, nel profondo. Non dobbiamo aver paura del nuovo anno. E, senza la presunzione di un certo esercito che conosciamo, il quale aveva trascritto l’espressione Gott mit uns, senza quella presunzione, senza quella cattiveria, noi diciamo Dio è con noi.
   Con l’umiltà e la certezza che Dio è presente nel profondo, dentro ognuno di noi, ma anche sapendo che si trova negli avvenimenti, nei fatti, nei sentimenti, che tutto sommato sono sempre a favore di chi li vive, e li percepisce come segno.
   Vi porgo allora l’augurio di buon anno con questi due brevissimi semplici concetti:
   -  quest’anno è un anno nuovo: lo potremmo vivere in maniera diversa dall’anno precedente;
   -  non abbiamo paura: ogni realtà ha sempre questo doppio aspetto. Impariamo a scoprirlo, ogni giorno, per non essere angosciati nel dolore, non essere esaltati oltre misura nella gioia.
   Impariamo ad avere questa sapienza del cuore. Chiediamola a Dio, possiamo chiederla.
   E' proprio la ricerca di questa intima sapienza che rende la nostra vita, una vita da persona equilibrata, realizzata. E da persona credente, che sa valutare gli avvenimenti che ci aspettano nella vita quotidiana.




permalink | inviato da il 27/12/2005 alle 11:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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