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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


3 gennaio 2006

Una luce accesa per tutti

Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce... (Isaia 9,1)
Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua (Apocalisse 7,9)

6 gennaio 2006 - epifania del Signore  

Dal vangelo secondo Matteo

(Mt 2,1-12)
   Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti ì sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Be­tlemme di Giudea, perché cosi è scritto per mezzo del profeta: «E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».
   Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorge­re, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
   Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Breve commento

La ricerca premiata
   Epifania in greco significa “manifestazione”: oggi celebriamo la manifestazione del Signore a tutte le genti.
   Per le Chiese d'oriente è questa la vera e propria celebrazione del Natale: a che ci servirebbe infatti la nascita di Cristo, se non lo riconoscessimo, se non potessimo appropriarcene?
   Il testo di Matteo è  modellato allusiva­mente su un passo dell’Antico Testamento, la grandiosa processione dei popoli verso Sion cantata dal profeta Isaia. E’ dunque la storia di un viaggio dello spirito,  un viaggio verso Dio che si è incarnato in Gesù Cristo.
  
La stella indica una strada simile a quella percorsa da Abramo, che partì fidandosi di Dio, senza sapere dove andava. Come ha sottolineato un filosofo ebreo contemporaneo, Levinas, al mito di Ulisse che dopo aver lasciato ltaca vi ritorna, si oppone la storia degli uomini biblici, che lasciano la patria per una terra ignota. Il viaggio esige distacco, coraggio, ricerca, speranza…
  
Il viaggio dei magi diventa l'emblema della vita intesa come ricerca, come capacità di cambiamento. Così avvenne un giorno anche sul litorale del lago di Galilea: “Seguitemi!” disse Gesù a dei pescatori ed essi subito, lasciate le reti la barca e il padre, lo seguirono. Chi resta legato al peso delle sue sicurezze è incapace di comprendere la novità portata da Cristo. Chi è convinto di possedere tutto e di avere il monopolio della verità è simile ai sacerdoti di Gerusalemme, freddi interpreti di una Parola che non li coinvolge né li converte. Chi si è troppo ben insediato nella città non ha bisogno di Betlemme, anzi Betlemme gli appare come Nazaret, un insignificante villaggio “dal quale non può venire nulla di buono”. E chi ha il cuore di Erode può addirittura essere così turbato da una Parola a favore dell'uomo, che cercherà di ucciderla!
  
Ma il racconto dei magi ci ricorda che molti si muovono e si fanno pellegrini della verità. Tra costoro non vediamo solo volti noti, persone religiose della nostra area. L’evangelista Matteo in un altro passo dirà: “Molti verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa... nel regno dei cieli, mentre i figli saranno cacciati fuori nelle tenebre”. Si apre così, all'interno di questo racconto di viaggio, il tema dell'universalismo della salvezza incarnato da questi personaggi "venuti dall'oriente". La salvezza non conosce frontiere politiche e culturali, tutti la possono cogliere. E a Cristo, per strade inedite e spesso misteriose, giungono schiere di “cristiani anonimi” che lo cercano e lo ascoltano, magari senza pronunziarne il nome.
  
Nella piccola processione dei magi verso la verità e la luce possiamo vedere quella “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua” di cui parla l’Apocalisse.
   
Questo viaggio ha una meta raggiunta. E l'itinerario non è come quello di una carovana che si perde nel deserto, ma si orienta secondo una stella, e conosce un approdo.

Come i pastori della prima notte...

   I magi. Venuti dall'oriente. Cammelli, dromedari, servi, armigeri, sete e broccati, armi, gioielli. E questi insigni personaggi. Vecchi? Giovani? Di mezza età? Di età miste, come nei presepi? E di terre lontane. Pelli bianche, scure, gialle? O, anche qui, miscelate, quasi a indicare che tutte le stirpi rendono omaggio al gran nato? Scena colorita e fastosa, enigmatica e fiabesca.
   Come sono poche, invece, le parole del vangelo che la evocano!
  Qualcosa di queste scarne parole mi colpisce: dei magi l'evangelista rivela un sentimento. Non solo azione, gesti devozionali, un cerimoniale quasi di corte; un sentimento. Al vedere la stella che si ferma sopra la capanna dov'è nato Gesù, Matteo dice che i magi “provarono una grandissima gioia”.
   Ecco, hanno un cuore anche loro. Come i pastori della prima notte, come noi di oggi. Gioiscono.
   Hanno visto il segno, hanno abbandonato la loro terra, hanno camminato tanto, hanno cercato.
   Hanno trovato. E gioiscono.

spunti per la riflessione e l'attualizzazione
*  "tutti i popoli"  > fratellanza universale  > amore fraterno, senso sociale, lotta alle  ingiustizie…
*  l' "epifania" di Dio non abbaglia, c’è sempre un velo tra noi e lui. Se lo vedessimo senza veli, saremmo persone “bruciate”: bruciate nel nostro essere persone autonome, autentiche. Il nostro agire sarebbe condizionato, non saremmo liberi. Lui è il primo a rispettare la nostra laicità. Per cui si svela, ma non del tutto, c’è sempre una mediazione tra noi e lui. Per dirla con Levinàs, ogni cosa è “traccia” di Dio, come un’orma che c’informa di un passaggio.
   I segni dei magi sono anche i nostri:
-   la stella: la natura parla di Dio, è quest’orma di lui. La stella conduce i magi alla città, ai sacerdoti ed al-
-   la
parola scritta (la Bibbia o sacra scrittura): là essi trovano indicazioni precise, che li guidano a
-   
una mamma ed il suo bambino, in un’umile abitazione di un piccolo paese, Betlemme: siamo in piena quotidianità 
   >  natura, Parola scritta, quotidianità: sono tre ambiti nei quali possiamo incontrare Dio nella storia
*  I magi arrivano a Gesù grazie alla parola scritta, custodita ed interpretata  dai sacerdoti, interpellati da Erode. In Gerusalemme, dove li ha condotti la stella, c’è dunque una catena di mezzi il cui primo anello è Erode: che non è certo un buon re né un credente, anzi, è preoccupato per il suo trono e vuol conoscere di Gesù quanto è possibile, per poter individuare ed uccidere un potenziale rivale.
   Ma è proprio Erode che mette in moto la ricerca sui testi sacri e che permette il buon esito del cammino dei magi.
   >  Dio giunge a noi in molti modi e spesso per vie imprevedibili. Non scartiamo mai nessuna esperienza umana, tutto è potenzialmente anche un’esperienza che conduce a Dio. Viene in mente un passo della scuola di Paolo, la lettera agli Efesini (Ef 4, 6):
Un solo Dio padre di tutti,   > ama anche i “cattivi”
che è al di sopra di tutti,    > nessuno lo “possiede”, nessuno possiede la verità
è presente in tutti    > ogni persona può essere un'epifania, un incontro che rivela Dio
ed agisce per mezzo di tutti    > mai scartare nessuno dal nostro orizzonte, ascoltare tutti. Da qualsiasi persona può venire un'indicazione, una parola di verità.

   E tuttavia in ognuno di noi permane una sete che nessuna esperienza arricchente, nessun rapporto umano per quanto autentico e caloroso, nessuna epifania può spegnere del tutto. Un'inquietudine, un bisogno di "oltre", un desiderio di infinito, a dirci che ogni segno è, appunto, segno soltanto, come il dito che indica la luna. Siamo fatti per Dio, niente di meno: è scritto dentro di noi.




permalink | inviato da il 3/1/2006 alle 14:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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