.
Annunci online

  franca [ il blog della domenica ]
         

vecchio blog in ristrutturazione permanente

Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

Per leggere i post qui sotto, cliccaci sopra. Per tornare alla pagina principale, clicca nella colonna di destra "Ultime cose"

Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


7 gennaio 2006

I cieli si aprono: la barriera tra Dio e l'uomo è infranta per sempre

battesimo di Gesùdal vangelo secondo Marco

(Mc 1, 7-11)
In quel tempo, Giovanni predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

Omelia

   Questa domenica ci presenta un’altra “epifania”; con essa si chiude il periodo liturgico del Natale, che ci "manifesta" il mistero di Gesù, vero Dio e vero uomo.
   Il brano evangelico riassume brevemente l’episodio successo tanti anni fa. Il primo dato è l’affermazione di Giovanni il battista, l’ultimo grande uomo dell’Antico Testamento: dice di non essere degno di sciogliere nemmeno i legacci dei sandali di Gesù, intendendo che c’è una sproporzione tra quella che era l’esperienza religiosa fino a Gesù e l’esperienza religiosa che viene dopo.
  
Che vuol dire?
   Esiste nell’uomo uno spirito religioso, che non possiamo confondere con la fede cristiana; essa non è una delle tante manifestazioni della religiosità umana, per cui una religione vale l’altra. Lo spirito religioso è un patrimonio che madre natura ci consegna, perché siamo umani; la fede cristiana è la scelta che facciamo, guidati da Dio, di riconoscere nella persona di Gesù, Dio che si è fatto uomo.
   I Padri della chiesa ci avvertono che esistono i semi della parola di Dio, i semi di Gesù Cristo in ogni religione e quindi tutte contengono verità parziali; i cristiani, non possiedono la verità, ma sono discepoli di quel Maestro che ha potuto dire “Io sono la Verità”. A noi è stata donata la possibilità di credere in Gesù Cristo, Dio fatto uomo: che ci dice di chiamare anche questi altri nostri fratelli all’incontro con la verità. Forse dovremmo recuperare il senso della nostra identità, che negli ultimi anni un malinteso senso di tolleranza ci ha fatto perdere, o annacquare. Giovanni ha questa limpidezza, questa pulizia mentale. E’ l’ultimo grande uomo dell’Antico Testamento, ma si riconosce come il più piccolo di fronte a questa novità che Cristo sta per portare.
  
Nel battesimo, al fiume Giordano, avviene un qualcosa di straordinario: i cieli si aprono. Il testo greco adopera un verbo, schizo, che si ritrova poi, sempre nel vangelo di Marco, per descrivere il velo del tempio che si rompe, si divide in due, nel momento in cui Gesù muore sul Calvario. Noi sappiamo dallo studio dell’antropologia biblica che questo velo era una specie di confine, una linea che demarcava lo spazio sacro – in cui si poteva incontrare Dio, nel luogo più interno del tempio – da quello che era lo spazio profano, lo spazio degli uomini; l’elemento divisorio era questo velo. Con Cristo il cielo si squarcia, il velo del tempio si squarcia: Dio lo si può incontrare in maniera diretta nella persona di Gesù. Non servono spazi o tempi sacri, lo si può incontrare benissimo nella quotidianità dell’esistenza. Non esiste più un diaframma tra noi e il Padre, Dio per noi non è un nemico, è una presenza rassicurante e salvifica.
  
Ed infine c’è lo Spirito, che risiede sulla persona di Gesù e lo fa diventare annunciatore di Dio; e gli farà compiere poi anche i miracoli, che conosciamo da altri brani evangelici.
  
Usciamo dal testo, andiamo alla nostra vita. Anche noi siamo stati battezzati, anche noi siamo figli di Dio. Spesso dimentichiamo questa profonda dignità che Dio ci ha donato, e dimenticandola dentro di noi, la dimentichiamo presente negli altri.
  
Per noi dunque questa sera il testo biblico diventa un invito a questa pulizia mentale, a questa lucidità nel capire il messaggio di Dio. Ricuperiamo la nostra dignità di figli di Dio. Impareremo a rispettarla anche negli altri. Impariamo ad avere stima di noi, non perché siamo carichi di qualità ma perchè Dio ci ha dato questa dignità; impareremo ad avere un rispetto maggiore anche degli altri. E come Cristo al fiume Giordano è stato pervaso dallo Spirito, ricordiamoci che anche noi nel battesimo siamo stati pervasi dallo stesso Spirito, e abbiamo il compito di essere profeti nella nostra vita. Profeta non è colui che indovina ciò che accadrà, ma è quello che parla al posto di Dio. A volte abbiamo bisogno di dire a chi ci sta vicino, moglie, marito, figli, genitori… una parola di amore, o di verità, che sentiamo sgorgare da dentro della nostra coscienza e che diventa parola salvifica per l’altro: non dobbiamo tirarci indietro, perché in quel momento è lo Spirito che ci detta dentro un qualche cosa per il bene nostro e degli altri. Come in Cristo c’era quello Spirito, che dettava in lui la capacità di esprimere il vero volto di Dio in mezzo agli uomini: i quali spesso, allora come oggi, del volto di Dio fanno una caricatura.
  
Lo stesso Spirito è presente in noi come in Gesù anche per farci fare i miracoli. Non saranno quei miracoli eclatanti che vengono registrati nei giornali, ma siamo capaci del miracolo del perdono, del miracolo dell’amore, del miracolo che è la preghiera per i nemici. E se riusciamo a farlo, possiamo constatare con mano che lo Spirito di Dio è in noi, e ciascuno di noi è diventato un buon seminatore della Parola.
  
Torniamo al testo per l’ultima volta, e ascoltiamo queste parole del Padre su Gesù: “Tu sei il figlio mio prediletto. In te mi sono compiaciuto”. Sono le stesse parole che Dio riserva a ciascuno di noi, nel momento in cui restituiremo a lui la nostra avventura storica, e Gesù ci dirà: “Venite benedetti nel regno preparato dal Padre mio per ciascuno di voi”.
  
E’ un brano che ci obbliga a ritornare alle radici della nostra fede. A ciò che ci è capitato e che abbiamo accettato che ci sia capitato, cioè di essere stati battezzati. Non è folklore, è grazia. Non è religiosità umana, è dono soprannaturale. Non c’è la buona volontà di ciascuno, è una presenza dello Spirito, che, se noi riusciamo ad assecondare, riusciremo a vedere operante sotto i nostri occhi, attraverso noi stessi. 




permalink | inviato da il 7/1/2006 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


sfoglia     dicembre        febbraio
 


Ultime cose
Il mio profilo



rosaspina_mia


Blog letto 138965 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom