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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


3 febbraio 2006

L'incontro con Dio e il senso della vita

5 feb 2006:  5^ domenica del tempo ord.          Dal vangelo secondo Marco

(Mc 1,29-39)
   In quel tempo Gesù, uscito dalla sinagòga, si recò in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
   Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non per­metteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
   Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce, e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cer­cano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vi­cini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venu­to!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagòghe e scacciando i demòni.

Omelia

   Questo testo evangelico è una risposta alle domande, per certi versi angosciose, che tutti ci poniamo. Che senso ha la vita? E tutte le sofferenze che abbiamo, che significato hanno? E tutte le fatiche per costruirci qualcosa, per poi… per poi lasciarlo? Di fronte a queste domande elementari, piccole, ma tremendamente ampie per le problematiche che pongono, il cristiano come chiunque altro può sentirsi smarrito.
  
Questa domenica la parola di Dio ci aiuta innanzi tutto a renderci coscienti che nella nostra vita queste domande ci sono, sia che le esplicitiamo, sia che tentiamo di sopprimerle o ridurle, perché non vengano a galla. Questi punti di domanda esistono.
  
Ma la parola di Dio contemporaneamente cerca di fornirci una pista di risposta, del materiale con cui poter elaborare una risposta a quelle domande. Per poter dare senso alla nostra vita, alla nostra fatica, alle sofferenze, a ciò che riusciamo a produrre nella nostra esistenza.
   Q
uesto testo trasuda sofferenza: la suocera di Pietro è malata, tanta altra gente è malata.
   Ci fermiamo oggi alla prima parte, per notare che cosa succede quando una persona entra in contatto con Dio. Per ricavare proprio quegli elementi che possono essere utili affinchè ciascuno elabori la sua risposta a quelle domande.
   Nel mondo biblico la febbre è una specie di condanna, è l’anticamera della morte (in effetti nei luoghi caldi le febbri sono quasi sempre mortali). Marco dice che Gesù guarisce la donna con un gesto particolare: accostatosi, la sollevò prendendola per mano. Nel testo greco il brano si capisce meglio: viene adoperato proprio lo stesso verbo che indica la resurrezione di Gesù (se si potesse dire: la risorse). E’ più di un gesto autorevole, è più di una guarigione: una candidata alla morte viene fatta vivere dall’incontro con Dio. Già questo primo piccolo particolare potremmo elaborarlo così: se vogliamo per davvero dare una risposta a quelle domande, dobbiamo tener presente tutta la nostra umanità, in maniera integrale: è fatta di corpo ma anche di spirito, è fatta di storia ma anche di trascendenza, di profonda nostalgia di Dio. Non possiamo rifugiarci solo nella cultura, nei grandi sistemi filosofici e di pensiero; tanto meno in quelle piccole cose che ci accontentano episodicamente ma che non ci danno una visione globale della nostra vita. Per poter avere questa visione globale, dobbiamo bussare alla porta di Dio e incontrarci con lui, perché è solo guardando dall’alto che si riesce a dominare tutta la terra – a dominare le problematiche, a capire – perché si ha un punto di osservazione privilegiato: le cose che valgono e le cose che passano, le cose che ci costruiscono e quelle che magari ci allettano, ma non costruiscono.
   C’è una seconda particolarità che merita essere sottolineata in questo episodio; si dice che la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Teniamo presente che è un sabato e che nella linea cultuale ebraica di allora il sabato si celebrava anche nella casa dell’ebreo; ministro di questa celebrazione domestica non era l’uomo, bensì la donna. E nel mondo biblico per dire “compiere un atto liturgico” si adoperava il verbo “servire”. “Servire Dio” significa compiere un atto liturgico. Questa donna dunque, che in quanto donna era deputata al servizio liturgico di Dio in giorno di sabato a casa sua, traduce l’atto di culto in servizio agli uomini.

   Dunque le domande di senso le possiamo affrontare quando incontriamo Dio, ma anche quando facciamo una scelta di fondo nella nostra vita: avere il culto dell’uomo, secondo Dio.
  Nel cristianesimo nascente questo aspetto era molto forte; Paolo per esempio nella lettera ai Romani dice che se vogliamo per davvero rendere culto a Dio dobbiamo offrire la nostra vita, il nostro corpo, vivente, come sacrificio gradito a Dio; in opposizione ai sacrifici di animali, cruenti, che si facevano prima. Cioè siamo chiamati a vivere in pienezza tutto ciò che siamo, durante le nostre giornate: questo è il vero culto a Dio. Vi aggiungiamo quest’altro aspetto estremamente importante: culto a Dio è anche servizio all’umanità. C’è chi studia, chi fa ricerca; per la gloria? Fa’ studio, fa’ ricerca, per servire l’uomo. C’è chi produce per far soldi? Produci, inventa, ma per servire l’uomo.
   C’è chi intraprende la strada politica per avere il potere e poi gestirsi le cose come vuole? Non troverà mai risposta a quelle domande.
   Abbiamo dunque questo duplice itinerario che la parola di Dio ci propone, per poter dare una risposta soddisfacente a quelle domande che possono generare angoscia: è l’incontro con Dio, che si traduce in questo atteggiamento di vero culto nel servizio dell’uomo, così come lo vuole Dio, che ci dà la possibilità di affrontare quelle domande. Diversamente, cosa succede?
  
Nella parte finale del testo si dice: Tutti ti cercano. Nel testo greco si usa un verbo che esprime un volere per possedere. Ma Gesù non si lascia accalappiare da questa ricerca che è strumentalizzazione dell’altro. Gesù rifiuta. Dio non è strumentalizzabile. Dio è una persona con la quale si entra in dialogo, come si entra in dialogo con gli altri; non è colui che avviciniamo nel momento del bisogno, e negli altri momenti non esiste più per noi. Non è il grande distributore di coca-cola quando abbiamo sete, dopodichè non c’interessa. Gesù non accetta questo tipo di dialogo. Egli rispose loro: andiamocene altrove.
   Perché nella nostra comunità credente spesso Dio è assente? Forse perchè lo cerchiamo per interesse, magari per avallare un'ideologia. Non abbiamo più il gusto, il sapore, di vivere con Dio, di vincere le difficoltà con lui; di imparare ad affrontare anche i problemi quotidiani, la politica, la cultura, l’economia, chiedendo a lui prima di chiedere ai vari manuali, qual è l’atteggiamento interiore da assumere per affrontare questi punti di domanda. Quando il cristiano perde questo punto di riferimento, è meglio che chiuda bottega: non ha più niente da dire, né a se stesso né agli altri.
   Questa sera il testo apre invece una speranza: impariamo ad incontrarci con Lui, ognuno con il suo modo. Personalmente ciascuno di noi ha il suo modo di incontrarsi con Dio, così come ha il suo modo di porsi a servizio dell’umanità. Accettiamoci nell’umiltà, ma nella consapevolezza che anche la piccola cosa che ognuno di noi può fare, è meravigliosamente grande agli occhi di Dio; e, alla fine, i conti li tira lui.
   Ecco perché questo testo va affidato alla nostra riflessione, perché possiamo trovare in questi due elementi – l’incontro con Lui, il servizio a tutto l’uomo, secondo le possibilità di ciascuno – la chiave di volta per dar sapore al nostro cristianesimo e alla nostra vita. 




permalink | inviato da il 3/2/2006 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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