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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


24 febbraio 2006

Dio viene nella gioia, come uno sposo il giorno delle nozze

26 febbraio '06:  8^ domenica t. o.  Dal vangelo secondo Marco

Antifona d'ingresso (Sal 17, 19-20)
   II Signore è mio sostegno, mi ha liberato e mi ha portato al largo, è stato lui la mia salvezza, perché mi vuol bene.

Prima lettura
D
al libro del profeta Osèa (Os 2, 16.17.21-22)
   Così dice il Signore: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore».

Dal vangelo secondo Marco (Mc 2, 18-22)
   In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano? Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nes­suno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio, altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri; ma vino nuovo in otri nuovi».

   La liturgia propone ogni domenica, assieme al brano del vangelo, altri versetti o letture bibliche che siano in tema. In particolare la prima lettura, quasi sempre tratta dall’Antico Testamento, serve a dare la pre-comprensione necessaria: o perché mostra l’ambiente vitale rispetto al quale Cristo prende posizione, o perché il parallelo mostra l’adempimento di una promessa o il “compimento” dell’insegnamento divino, o in altro modo.

  
Osea usa l'immagine dell'amore dello sposo per la sposa, per descrivere l'amore di Dio per Israele. Era un’immagine frequente nell’Antico Testamento; vi è dedicato un intero libro, il Cantico dei Cantici.
   Gesù fa un'affermazione stupefacente: dice che lo "sposo" divino è lui. Nessun profeta, di nessun credo religioso, in nessun tempo ha mai fatto un'affermazione simile. Lui pertanto, in quanto Dio, può concedersi (e dare) la libertà di non osservare quelle regole che ritiene meno adatte al momento. E' troppo grande la gioia di esperimentare un Dio che si è fatto vicino per dare senso e salvare tutta la propria umanità. In sua compagnia pertanto si fa festa, una festa di nozze, perché se Dio sposa l’umanità, è nonostante tutto e per sempre. Il significato di questo discorso era del tutto evidente per l’ebreo di allora, che conosceva la Scrittura. (Fondamentalmente è per questa sua ripetuta rivendicazione di divinità-regalità sul mondo che Gesù fu messo a morte).
   Egli non è venuto a riverniciare le abitudini antiche, ma a portare questo annuncio del tutto nuovo. L’evangelion, la “buona e bella notizia” che è il vangelo, è qualcosa di inaudito, qualcosa che irrompe e che squarcia tutto il vecchiume; qualcosa che non si può “cucire” come una toppa sul vestito delle abitudini, che non si può comprendere mettendolo negli “otri vecchi” della vecchia mentalità.
   Dio è per noi, non noi per lui; lui non ha bisogno che gli diamo nulla, siamo noi che abbiamo bisogno di salvezza: realizzazione delle esigenze profonde, significati per vivere oggi, orizzonti ultraterreni… e tutto questo è gioia. E' il capovolgimento di ogni religione, che mette al centro Dio, al quale l'uomo deve adorazione e tributi cultuali.
   Accanto a lui come possono esserci facce tristi? se ci sono, significa che non lo hanno capito.  Accanto a lui non ci possono essere adempimenti della legge alla militare, fuori dalla libertà di coscienza; senza distinguere ciò che è fondamentale da ciò che è solamente un precetto posto dagli uomini, anche saggio, ma da cogliere nel suo spirito più che nella lettera.
   Anche noi, al giorno d'oggi, forse abbiamo fatto del cristianesimo una buona morale, una buona dottrina, delle buone abitudini... ma abbiamo perso il cuore del messaggio. Che cosa ci resta allora da dire al mondo?

** A proposito di digiuno emblematico è il testo di Isaia (Is 58,1-12): “Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari... digiunate fra litigi e alterchi... Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique... dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo...?”.
   Gesù inaugura la sua missione col digiuno di quaranta giorni (Lc 4,2) come gesto penitenziale e di affidamento al Padre nella lotta contro il male. Ma raccomanda che tale pratica venga purificata dall’ipocrisia delle apparenze (Mt 6,16-18). Il digiuno ha valore se corrisponde ad un atteggiamento di fede e di condivisione. Il rapporto con Dio e con il prossimo sono necessariamente il cuore di ogni pratica religiosa.
   In questo brano è adombrato anche il dramma del rifiuto di Gesù da parte delle élites religiose del suo tempo ("Verranno i giorni in cui sarà tolto lo sposo"); paradossale il fatto che qui il tema sia proprio il digiuno, cioè l’ascolto, il fare spazio: i discepoli di Giovanni e dei farisei, pur facendo i loro digiuni, hanno il cuore e la mente così “sazi” da non cogliere la novità di Dio che sta incontrando la loro vita. Proprio da questi momenti di incontro-scontro con Gesù nascerà il proposito di eliminarlo.

** Piste di riflessione

   Dalla schiavitù della legge alla libertà di figli di Dio (cfr. Galati).
   Al cuore della nostra etica, del
nostro comportamento c'è una relazione che cambia la vita. Ad orientarla non è il proprio tornaconto, la valutazione di quello che ci si guadagna, il bisogno di primeggiare o di sfondare, o di sentirsi a posto, ma l'amore. Un amore ricevuto, che, proprio perché ricevuto, ci fa capaci a nostra volta di amare (vedi parabola dei due debitori). L’amore mostrato e ricevuto da Dio attraverso Gesù, in modo smisu­rato, senza limiti. Un amore che accoglie, perdona, trasforma, diventa la base e l'o­rizzonte della propria vita. Un amore che fa cadere il sospetto e il pregiudizio e mette sulla via della miseri­cordia, della compassione e della genero­sità.
   Un amore che fa riconoscere in Dio un Padre e negli altri, a qualunque razza e cultura appartengano, dei fratelli. Un amore che si vede soprattutto nel tem­po della prova, quando si è disposti a prendere la propria croce, a sacrificare se stessi, addirittura la propria vita. No, decisamente chi ascolta la parola di Gesù non può concludere che il cristianesimo è una delle tante cornici che si mette al quadro della vita. E neppure che accetta qualsiasi scelta, qualsiasi decisio­ne, approvando anche quelle che sono ispirate al più bieco egoismo o addirittu­ra alia chiusura e allo spirito di ritorsione e di vendetta.
   Non è questo il cristianesimo di Gesù: è un prodotto costruito a proprio uso e consumo pretendendo di mettere sull'etichetta un nome che non ha nulla a che fare con il prodotto.
   Il vino del Vangelo è un vino nuovo, come quello di Cana. Non il vino preparato da­gli uomini, ma il vino che solo il Messia è in grado di offrire. Un vino che non ha niente da spartire col sapore degli altri. Un vino che non può essere annacquato, adulterato con qualsiasi altro ingrediente. Un vino che, proprio per questo, esige otri nuovi, otri in grado di sopportare la sua novità, la sua forza, la sua vivacità. Otri adatti per contenere questo dono che non può essere "contenuto" da qualsiasi reci­piente, da qualsiasi vita, da qualsiasi at­teggiamento e decisione.
(liberamente tratto da: R. Laurita, Vino nuovo in otri nuovi, in Il popolo-settimanale diocesano di Concordia-Pordenone, 26.2.2006)

 ... e, volendo proprio... una bella Omelia la trovate a questo indirizzo:
 http://www.santegidio.org (scegliere la lingua, cliccare preghiera > pregh.di ogni giorno > liturgia della domenica > omelia)




permalink | inviato da il 24/2/2006 alle 12:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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