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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


10 marzo 2006

Gesù ricapitola la nostra fede e la nostra morale

12 marzo '06: 2^ domenica di quaresima    Dal vangelo secondo Marco   

(Mc 9, 2-10)
   In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè che discorrevano con Gesù.
   Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che lì avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!».
   E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scende­vano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risusci­tato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Omelia

   Nella prima tappa del cammino quaresimale abbiamo visto le nostre tentazioni attraverso l’ottica delle tentazioni di Gesù e abbiamo accolto l’invito a convertirci, ritornando al modello di umanità ideale propostoci nell’Eden. Adamo aveva corrotto questo modello di umanità introducendo nel mondo dei rapporti falsati, in un contagio a cascata che giunge sino a noi (materialismo del “tutto e adesso”, sete di potere nei rapporti politici e in quelli quotidiani, strumentalizzazione della religione); Gesù, proprio passando attraverso le grandi tentazioni/scelte della vita, riafferma quel primigenio modello di uomo libero, centrato su se stesso e non sull’avere, capace di vera apertura al trascendente.
  
In questa seconda tappa ci viene mostrato l’obiettivo finale, la meta a cui giungeremo.
  
La trasfigurazione di Gesù, infatti, non è un episodio da capirsi come una manifestazione di potenza di Dio nei confronti della limitatezza e della povertà dell’uomo, quanto piuttosto un modo che Gesù ha scelto per mostrare la sua persona, la sua vera identità quale sarebbe stata dopo la resurrezione. E quindi, per mostrare ai discepoli la vera identità di tutti noi: siamo chiamati tutti a risorgere ed a diventare come lui. E ad evitare un discorso teoretico, Gesù ha scelto di mostrare.
  
Per diventare così però c’è un itinerario. Lo troviamo scolpito in una parola semplice posta in bocca a Dio Padre: “Ascoltatelo”. Che cosa significa, per l’autore, “ascoltare”?
  
Nel mondo greco-ellenistico ci sono due verbi per indicare l’ascolto; l’udire materiale viene indicato dal verbo acroaomai, ma si sa che c’è anche un modo di accogliere dentro di noi ciò che udiamo; possiamo udire e lasciar cadere, possiamo udire e fare oggetto di riflessione, possiamo udire e fare oggetto di ri-fondazione del nostro mondo interiore. Questo udire più profondo nel greco ellenistico viene indicato col verbo acùo, il verbo che sta sotto a questo testo. E che traduce, a sua volta, l’ebraico shemah, che viene adoperato in quella preghiera che all’epoca di Gesù veniva recitata due volte al giorno, Shemah Israel Adonai Eloè... “Ascolta Israele: Dio, il Signore, è uno solo. Lo amerai con tutto il tuo cuore, tutta la tua mente, tutte le tue forze”. E’ una breve preghiera, che anche Gesù ha pregato, dove si condensa in termini semplici quella che è la radice della fede ebraica: l’ascolto. Che cosa si ascolta? “Dio è uno”, la verità di fede; “ama Dio con tutto te stesso”, il fondamento di qualunque comportamento morale.
  
Nel Nuovo Testamento noi troviamo lo stesso verbo, “ascoltate”, ma non abbiamo più una verità di fede da ascoltare, non abbiamo più un’indicazione che è fondamento del comportamento morale; al posto di queste due affermazioni della preghiera ebraica abbiamo un solo oggetto d’ascolto, una persona. Perché? Perché con il Nuovo Testamento la nostra fede è la persona di Gesù. Nella celebrazione della Messa noi esprimiamo un credo, sintesi della nostra fede; ma l’approfondimento, le specificazioni, il come, lo troviamo nella persona di Cristo. Come lui si è rapportato con il Padre, così siamo chiamati noi a rapportarci con il Padre; come lui si è rapportato con i misteri dell’esistenza, anche noi siamo chiamati a rapportarci con i misteri dell’esistenza. Lui dunque per noi è la nostra fede; viceversa, la nostra fede non è unicamente un insieme di verità, è una persona. Ed anche il fondamento della nostra morale, il fondamento radicale, su cui poggia tutto il resto, è la conoscenza e l’imitazione di lui.
  
In questo passo del vangelo, dunque, abbiamo anche la sintesi di quel cammino che siamo chiamati a percorrere per diventare come lui: capire che il nostro credere è: credere lui, totalmente. E il nostro comportarci è chiederci “cosa farebbe lui al posto mio?”, quando siamo chiamati a fare delle scelte, anche delicate, forse impopolari, non confacenti alla mentalità ed alla cultura di quel tessuto sociale in cui siamo inseriti.
  
Allora in questa seconda tappa la comunità cristiana, a che cosa si impegna?
  
A contemplare la persona di Gesù per dire “anche noi diventiamo così”. E solo Dio sa quanto bisogno abbiamo di fermare i nostri ritmi, che alle volte sono forsennati, di lavoro, di produzione, di impegno; e spesso ci sembra una tragedia doverli mollare, perché è una perdita di tempo. Concediamoci qualche pausa per contemplare questo Cristo, perché contemplando lui impariamo a conoscere noi e quello che sarà il nostro futuro. Ma anche, concediamoci qualche pausa per capire il dato intessuto: impariamo ad ascoltare non solo le sue parole, ma ad ascoltare la sua persona, perché lì noi sappiamo che cosa significa credere; sappiamo che cosa significa scegliere moralmente, capire quali sono i veri valori. E imparare un ritornello che ci diventerà
familiare man mano cresciamo interiormente: Lui al posto mio che cosa farebbe adesso?
   Una conseguenza spicciola di questa lettura del testo evangelico, potrebbe essere questa: impariamo a prendere in mano il Vangelo, questi quattro libricini semplici. E impariamo a leggerlo, a pregarlo. Siamo abituati a dire alla sera (forse) quelle preghiere che i nostri genitori, i nostri catechisti ci hanno insegnato; proviamo ad aggiungerci una preghiera un po’ più impegnata, che è quella di leggere un brano biblico e di rimanere lì in contemplazione di questo Cristo. Per poter darci la risposta, quando ci chiediamo “lui al posto mio che cosa farebbe?” perché solo attraverso questa strada, di imitazione di Lui, possiamo giungere ad “essere come Lui”.
  
E’ una proposta impegnativa, che ci viene fatta in questa seconda tappa del cammino quaresimale. Ma è una specie di scommessa che noi giochiamo con la nostra capacità di credere. Proviamo a fare questa fatica. Impariamo a capire che la conversione è un processo, è la ricerca di una nuova impostazione interiore, una capacità di rinnovarci dentro, non solo di cambiare in superficie il comportamento.
  
E per rinnovarci dentro, accettiamo questa proposta. Impariamo a contemplare Cristo, e impariamo a conoscere Lui attraverso il vangelo, per poterlo ascoltare, così come ci dice Dio Padre.




permalink | inviato da il 10/3/2006 alle 18:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


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