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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


17 marzo 2006

Il vero culto "in spirito e verità"

19 mar 06: 3^domenica di  quaresima

Dal vangelo sec. Giovanni (Gv 2,13-25)

      Si avvicinava la Pasqua dei Giudei* e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio* gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordi­celle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe* disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: "Lo zelo per la tua casa mi divora". Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
   Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, cre­dettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.

* La "Pasqua dei giudei": dicitura polemica, perché la Pasqua è il passaggio salvifico di Dio. Ma i giudei vi avevano sovrapposto le loro tradizioni fino a svisarne il significato: non è più la "Pasqua di Dio".
* Nel tempio: precisamente in uno dei cortili interni dove si passava prima di entrare nel tempio vero e proprio. Ai tempi di Gesù i sacerdoti del tempio avevano il monopolio del cambio di moneta (non si poteva­no fare al tempio offerte se non in moneta pregia­ta) e della vendita degli animali per i sacrifici.
* Piccola curiosità: perché i venditori di colombe sono trattati meglio degli altri? Perché erano generalmente i ragazzotti poveri ed intraprendenti che s’industriavano a catturare le colombe per rivenderle e rimediare qualche spicciolo.

   Il gesto di Gesù è del tutto provocatorio, collocandosi nella linea del segno profetico: gesti dirompenti, eclatanti erano stati a volte compiuti dai profeti allo scopo di far pensare e di riportare all’interiorità del culto. Gesù completa ed oltrepassa immensamente quei segni, perchè addirittura espelle dal tempio gli elementi del sa­crificio. Non solo afferma con quel gesto che il tempio è luogo d'incontro con Dio e non luogo di "scambio commerciale-spirituale" (sacrificio dell'ani­male, che non tocca la vita della credente). Ma decreta la fine del culto sacrificale ebraico e del monopolio sacerdotale; si propone come "nuovo tempio", nuovo rapporto tra Dio e l'uomo, tramite la sua persona.

Omelia

   Siamo giunti alla terza tappa dell’itinerario che stiamo percorrendo per giungere alla Pasqua. Una tappa che ci obbliga ad una riflessione forse insospettata, però estremamente significativa.
  
Di fronte a questo testo si può rimanere impressionati dalla forza con cui Gesù compie quel gesto; ed allora varrebbe la pena leggere tutti i testi biblici che parlano del legame che esiste tra vita concreta e culto: si vedrebbe che Gesù non ha fatto altro che adempiere, portare a compimento, tutta una linea di pensiero profetica, incominciata da Amos e poi via via portata avanti da Isaia, Geremia ed altri, i quali facevano un’affermazione tutto sommato semplice: Dio non lo si può trovare nel tempio. Dio lo si trova nella coscienza dell’individuo, lo si trova nella comunità credente, lo si incontra nella storia. Lì dove tu osservi il diritto e la giustizia, dice per esempio Geremia al capitolo 7; e noi oggi diremmo, traducendo e completando il suo discorso: Dio lo trovi lì, nel momento in cui scegli di testimoniare quelli che sono i valori da lui proposti. Amos ha, nei confronti del luogo sacro, parole dure: Voi andate a Betel (Betel era il grande santuario del regno del nord) andate a Betel e peccate; andate a Galgala (Galgala è un altro grande santuario, dove gli ebrei hanno celebrato la Pasqua per la prima volta nella Terra promessa) andate a Galgala e peccate ancor più. Tutte le offerte che fate, le fate perché piacciono a voi, ma io non ne ho bisogno.
  
Il salmo 50-49 (che riporto sotto) fa eco e chiarisce questa esigenza forte di andare oltre i formalismi e le pratiche esteriori. Dio ci chiede ciò che è per davvero nostro, l’offerta interiore. Veramente nostre non sono le cose, nostra a ben vedere non è neppure la vita, visto che non decidiamo noi quando nascere e quando morire. Nostra è la capacità di scegliere il bene, nostra è la capacità di peccare e di chiedere perdono: nostra è la coscienza.
  
Dunque già il mondo biblico antico-testamentario, nella linea profetica, avverte che l’incontro con Dio non si fa nel luogo sacro, perchè chi pensa di farlo nel il luogo sacro restringe Dio entro quattro mura; ma Dio è presente nella politica di oggi, nella cultura di oggi, nelle situazioni sociali ed economiche di oggi ed è lì che tu devi testimoniare i suoi valori; ed è lì che tu lo incontri. Quando dunque Gesù compie questo gesto, di cacciare via i venditori, pone fine al criterio di culto come incontro materiale con Dio, solo nel luogo sacro. I nostri padri nella fede non avevano un luogo sacro: i primi cristiani si trovavano nelle case: nella sala da pranzo, nel salotto, nello stanzone del laboratorio e lì celebravano l’eucarestia.
  
Gesù fa anche un passo avanti e dice con chiarezza che nel luogo di culto c’è un pericolo: quello di fare i mercanti, di pensare al culto come a moneta di scambio. “Non fate della casa del padre mio una casa di mercato”: io ti do la preghiera, tu mi dai la grazietta che io ti chiedo. Perché Gesù fa questa affermazione? Perché con Dio non si mercanteggia: o lo si accoglie, o lo si rifiuta, in tutti i momenti della vita.
  
Di fronte ad un messaggio così duro, così chiaro, ci chiediamo qual è la ricaduta per noi, perché la nostra conversione non sia una conversione di superficie ma vada in profondità.
  
E’ un messaggio semplice, dobbiamo badare a due dati. Il primo, è la nostra coscienza. La coscienza diventa matura, adulta, capace di guidare la nostra vita, nel momento in cui prendiamo consapevolezza che abita il Signore. Noi possiamo mentire a chiunque con le parole e con le azioni, ma a noi stessi non possiamo mentire; tanto meno possiamo mentire a Lui che abita dentro di noi. E allora convertirsi non significa dire: ora non faccio più così, faccio colà, ma piuttosto significa prendere coscienza di come siamo strutturati, qual è la realtà che ci portiamo dentro e qual è il punto di riferimento con il quale dobbiamo fare i conti. E allora, se abbiamo consapevolezza che Dio è sì presente in chiesa, ma quando siamo fuori da quella porta Dio è presente ancora, dentro di noi; è presente nei poveri, nei bisognosi, nelle persone che incontriamo, in certe situazioni che silenziosamente invocano il nostro intervento di credenti, allora impareremo a capire che la conversione non è più solo un fatto privato, un obbedire ad una legge (alla quale aderire esteriormente, magari trovandoci le nostre scappatoie) ma è un fatto personale ed anche comunitario. Si deve convertire e cambiare mentalità il singolo individuo, ma anche il gruppo. E Dio abita lì, dove noi ci convertiamo;  non solo e non in maniera preponderante in chiesa. C’è stato un tempo in cui il tempio non ce l’avevamo, ma abbiamo sempre avuto Cristo e la coscienza come tempio, come luogo d’incontro con Dio.
  
Per questo motivo nella prima lettura la chiesa ci propone i 10 comandamenti nella versione integrale (secondo il libro dell’Esodo). Perché Dio lo si incontra nella scelta dei valori che poi trasmettiamo nelle varie situazioni della vita.
  
La conversione comincia a prendere una sua fisionomia. Rivediamone un momento le tappe. Nella prima domenica di quaresima ci sono state proposte le tentazioni di Gesù, nelle quali abbiamo visto la nostra situazione umana ed i modelli di umanità che ci propongono rispettivamente Dio e il mondo; contemporaneamente risuonava l’invito “convertitevi!”. Nella seconda domenica abbiamo contemplato il nostro obiettivo: perché convertirci e qual è il punto di arrivo; la trasfigurazione di Gesù ci ha mostrato la nostra vera identità, mentre la voce di Dio ci ha indicato la strada della conversione: “Ascoltatelo”.
   Il messaggio di oggi è in continuità: Dio abita in un tempio che è la persona di Cristo, abita nel "corpo di Cristo nella storia" che è la comunità credente; Dio abita nella tua coscienza. E' nella coscienza che puoi accogliere Dio, credere-aderire a Gesù. Non ci sono altri “luoghi” d’incontro, se prima non lo incontri in questi.
   Dunque con Dio non si contratta la salvezza come una merce, non si circoscrive un rapporto dentro al tempio e all’offerta, e poi la vita quotidiana è tutt’altra cosa. Non si tratta neppure di "spiritualizzare" la vita quotidiana con una preghierina quasi per riscattarla da una sua intrinseca "profanità": essa è già in se stessa luogo di culto, va vissuta per ciò che è, fino in fondo. I valori che Dio ci propone devono diventare un modo di pensare la realtà, di interpretarla e di viverla, in tutti i momenti della vita; una sensibilità, una mentalità, un rapporto con quel Dio che ci abita, che non è fuori di noi nè dalla vita di ogni giorno.

Salmo 50  (parte)
"Ascolta, popolo mio, voglio parlare,           popolo mio...il tuo Dio: era la formula dell'alleanza
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.
Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?
Offri a Dio un “sacrificio di lode”
E sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria".

All’empio dice Dio:
"Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che detesti la disciplina
e le mie parole te le getti alle spalle?

S
e vedi un ladro, corri con lui;
e degli adulteri ti fai compagno.
Abbandoni la tua bocca al male
e la tua lingua ordisce inganni.

Ti siedi, parli contro il tuo fratello,
getti fango contro il figlio di tua madre.
Hai fatto questo e dovrei tacere?
Forse credevi ch’io fossi come te!
Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati".

 
* “sacrificio di lode” è una cattiva traduzione italiana. Si tratta del “sacrificio del confessare”, ma non di confessare Dio, bensì di riconoscere le proprie colpe. Riconoscere sinceramente di aver agito male è il primo passo per essere perdonati, il primo passo per cambiare.




permalink | inviato da il 17/3/2006 alle 23:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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