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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


7 aprile 2006

Ha dato se stesso per noi

9 aprile 2006  domenica delle palme    e della passione del Signore

Passione di Gesù Cristo secondo Marco

    Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di Gesù con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».

    Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore, ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo ven­dere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
   
Allora Giuda lscariòta, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacer­doti, per consegnare loro Gesù. Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione oppor­tuna per consegnarlo.
   
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: II Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con 1 tappeti, già pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
   
Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
   
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza, versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
   
E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: "Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse". Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
   
Giunsero intanto a un podere chiamato Getsemani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e ango­scia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simo-ne, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
   
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacer­doti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conduce­telo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arresta­rono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come contro un bngante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!». Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanotto però lo seguiva, ri­vestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
   
Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinèdrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il som­mo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a co­prirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
   
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva" del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.
   
Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinèdrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Piiate. Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si tro­vava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano com­messo un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagel­lare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
   
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginoccnia, si prostravano a lui. Dopo averlo scher­nito lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
   
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a por­tare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
   
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
   
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lama sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai ab­bandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
                                                                                               
    II velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente questo uomo era Figlio di Dio!»]. C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, e Salòme, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
   
Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinèdrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggio­samente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si mera­vigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Joses stavano ad osservare dove veniva deposto.

omelia

    La lettura della Passione merita di stare davanti a noi come una realtà di fronte alla quale mantenere un atteggiamento di contemplazione. Quindi oggi darò solo un breve riassunto delle tappe che abbiamo percorso e, attraverso queste tappe, un suggerimento di comprensione globale di questo cammino di quaresima.
    Siamo stati invitati a concepire la nostra vita come una realtà dove le tentazioni esistono; nella prima domenica di Quaresima abbiamo capito che le tentazioni non sono quelle cose piccole che ci capitano ogni giorno, quelle sono la parte marginale, superficiale. Ci sono realtà più profonde che minano la nostra scelta religiosa: concepire l’uomo a una sola dimensione -Di’ che queste pietre diventino pane”-, il pensare che il nostro dio possa essere il denaro, il potere -"Se mi adori, ti do tutte le ricchezze di questo mondo”-, pensare che la fede possa essere un modo per contrattare con Dio, per imporre a Lui la nostra volontà -"Buttati giù, tanto gli angeli verranno a prenderti perché il tuo piede non urti nel sasso”-.
    Una volta capito che la nostra vita è continuamente costellata da queste tentazioni, abbiamo accolto l’invito alla conversione; comprendendo che, anch’essa, non è un atto di superficie, ma un atto che va vissuto in profondità.
    Nella seconda domenica i testi biblici ci hanno presentato Gesù trasfigurato; e abbiamo capito che cosa noi saremo. E per essere così, il Padre ci ha invitato ad “ascoltare” la persona di Gesù. Come fare? Leggi i vangeli! per avere un punto di riferimento ed essere capace di ascoltarLo anche nel prossimo e nella vita.
    Nella terza domenica abbiamo imparato che la conversione nasce da un atteggiamento interiore preciso: dentro di noi abita Dio e abita con tutti i valori che Lui ci propone; noi siamo tempio di Dio. Prendere consapevolezza di questo è il primo passo, autentico, verso una conversione che parte dalla radice.
    Nella quarta domenica abbiamo imparato a capire che la fede non è solo un accogliere delle verità - il che è giusto - ma credere è un giocare la nostra vita sulla sua mentalità, sul suo modo di vedere la realtà, sul modo che ha Gesù di rapportarsi alle persone e alle cose. Ed infine, domenica scorsa, abbiamo riflettuto su quella brevissima battuta “Se il chicco di grano non cade per terra, marcisce e muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. E abbiamo capito che  il terzo grande elemento della conversione è avere una vita fondata sull’altruismo, come Gesù.
    Questa sera abbiamo ascoltato il racconto della passione di Gesù; asciutto, crudo. Che senso ha?
    Se ripercorriamo brevemente tutte le prime letture della Quaresima, forse il racconto diventa per noi un punto fondamentale per poter completare il cammino di conversione.
    Le prime letture infatti vertono tutte sul tema dell’alleanza. Nella prima domenica abbiamo ascoltato la grande alleanza tra Dio e Noè, che è l’alleanza tra Dio e l’umanità. Un’alleanza rotta e calpestata più volte. Nella seconda domenica abbiamo ascoltato un episodio, il sacrificio di Isacco, in cui incontriamo il protagonista di un’altra grande alleanza con Dio, in cui Dio dice ad Abramo “Voglio essere tuo amico; non ti chiedo di più”. Ed è l’invito che Dio fa a tutti noi. Nella terza domenica abbiamo ascoltato i Dieci Comandamenti, che sono le clausole dell’alleanza tra Dio e il popolo dell’esodo; quel popolo che è in cammino ed ha bisogno di un orientamento, come siamo noi nel cammino della vita. Un’alleanza, anche questa, calpestata, prova ne sia che nella quarta domenica abbiamo ascolato la narrazione dell’esilio di Babilonia, il castigo che Dio ha dato a quel popolo che aveva calpestato l’alleanza.
    Chi davanti a Dio può sentirsi a posto? Potrebbe nascere in noi la paura del castigo di Dio. E allora Geremia, domenica scorsa, ci ha avvertito che sarebbero venuti tempi – e sono i nostri – in cui Dio avrebbe compiuto un’alleanza in cui non c’è il castigo per il peccato, perché per ogni peccato c’è solo, come risposta di Dio, il perdono. Oggi abbiamo capito chi paga al posto nostro, chi espia al posto nostro.
    Per noi, da Dio c’è solo il perdono, perché Qualcuno ha pagato per noi. Per noi dunque aver ascoltato oggi il racconto della passione significa capire fino a che punto Gesù Cristo ci ama. Fino ad addossarsi le nostre responsabilità. Lasciando a noi la possibilità di accostarci a Dio per cogliere un perdono puro, senza castighi, perché Lui è diventato maledizione al posto nostro.

vedi anche  http://www.santegidio.org/it/preghiera/palme/omelia.htm




permalink | inviato da il 7/4/2006 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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