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  franca [ il blog della domenica ]
         

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Anno liturgico
: celebra in successione gli eventi di salvezza. Inizia quattro domeniche prima di Natale con il “tempo di Avvento” e si chiude nell’anno solare successivo, con la domenica di “Cristo re”. Le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento sono disposte nell’arco di tre anni.
Anno liturgico “A”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Matteo;

anno liturgico “B”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Marco;

anno liturgico “C”:  si legge prevalentemente il vangelo secondo Luca;

Giovanni viene letto particolarmente nel tempo pasquale e nell’anno B (il vangelo secondo Marco infatti è il più breve).

Avvertenza anno 2009: da pochi mesi la liturgia si serve di una nuova traduzione dei testi biblici (perciò quella che si trova qui è leggermente diversa )

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Il vangelo di Marco 

Le donne nei vangeli

 

Due schede sull'eucarestia:

  -  Corpo e sangue

  -  Eucarestia come cena

 

Dio, l'uomo, il segno

Fede, rapporto con Dio e segno nella profezia dell'Emmanuele

Maria, Elisabetta e il valore del "segno"

 

 

 


28 aprile 2006

Il gesto e la parola

       28 aprile 2006                         terza domenica di Pasqua

Dagli Atti degli Apostoli (At 3,13-15)

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «II Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, cosi come i vostri capi; Dio però ha adempiuto così ciò che aveva annunziato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo sarebbe morto. Pentitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Dal vangelo secondo Luca  (Lc 24, 35-48)

In quel tempo, di ritorno da Emmaus, i discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io no». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusa­lemme. Di questo voi siete testimoni».

Omelia

   Il testo di oggi ci propone la parte finale del vangelo di Luca. Tra i tanti temi ne scegliamo uno, quello dell’interpretazione degli avvenimenti – della sua passione e resurrezione – che Gesù compie in due forme: un gesto ed una didachè o insegnamento.
   Gli apostoli si trovano di fronte a un dato, che è la presenza di Gesù dopo che lo avevano visto morto e sepolto. E non sanno se questa presenza è un qualche cosa di concreto, di reale, di vero, o se si tratta di uno di quei fenomeni strani che loro identificano attraverso il vocabolo “fantasma”.
   Gesù fornisce loro un primo strumento di comprensione dicendo “Datemi da mangiare; un fantasma non mangia”. Ma c’è l’altro aspetto, quello del significato: perché Cristo, il Messia è morto in quella maniera? E che cosa significa “risorgere”?
   Sono domande di fronte alle quali non c’è molta prospettiva di chiarezza, tanto che gli stessi apostoli proprio non avevano capito. I due di Emmaus per esempio, conversando con il pellegrino sconosciuto, avevano ribadito la loro delusione dicendo “Noi pensavamo che Gesù fosse per davvero il Messia, invece è andato a finir male”. Dunque per la chiesa nascente la morte di Gesù in croce è stato un problema non indifferente. Come pure la resurrezione: in che cosa è consistita questa resurrezione? Lo hanno visto morire, lo hanno visto sepolto, e improvvisamente lo vedono vivo ed operante; conversa con loro. Eppure porta in sé ancora i segni del supplizio.
   Gesù fornisce loro una spiegazione, un’interpretazione, dicendo “Ciò che ho vissuto non è un assurdo. Né la morte è un assurdo, né la resurrezione”. Prende per mano i suoi discepoli e li porta all’interno del mondo biblico; proprio a livello di parola per parola: “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti, nei Salmi. E aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto…”. Gesù fornisce l’interpretazione degli avvenimenti – della sua passione e resurrezione – obbligando gli apostoli a ritornare nella Scrittura.
   Quell’esperienza dell’incontro con Cristo che loro hanno avuto, è fattibile anche per noi? Sì. L’importante è che noi impariamo a prepararci a questi incontri, impariamo ad avere la chiave di lettura per comprendere ciò che viviamo. Perché certe esperienze storiche, materiali, concrete che noi viviamo nascondono l’incontro con il Cristo risorto. Solo che bisogna imparare a vederlo.
   I discepoli di Emmaus pensavano che vedere il Cristo fosse come vedere uno di noi: e molto spesso questa specie di illusione ce l’abbiamo ancora noi oggi. Basterebbe che apparisse, noi comprenderemmo subito; ma l’apparire di Gesù non è percepibile come noi pensiamo che sia. Il Cristo risorto ha assunto le sembianze dei fratelli, nella vita di tutti i giorni: Maria Maddalena lo ha incontrato nell’aspetto di un ortolano, i due di Emmaus in quello di un viandante, i sette discepoli hanno visto un uomo sulla riva del lago…
   Noi come loro abbiamo bisogno di questa fatica: di passare attraverso la preparazione che ci dà la Parola di Dio per poter pian piano scoprirlo: nelle persone che incontriamo, nei fatti che viviamo, in quei sentimenti interiori che improvvisamente ci troviamo dentro e di cui non siamo padroni perché non li possiamo rifabbricare come e quando vogliamo. Ce li troviamo dentro come dono e proprio come dono vanno accolti e compresi. Allora, per fare esperienza di Cristo risorto e fare in modo che la nostra fede non sia un insieme filosofico di verità – perché allora non siamo più seguaci di Gesù Cristo, ma siamo seguaci di un’idea – la strada da seguire è semplice: la parola e il segno: a Emmaus il segno eucaristico, nel lago di Tiberiade il miracolo. Parola e segno diventano per noi le piste attraverso le quali possiamo incontrarlo.
   Lo stesso tema lo troviamo nella prima lettura di oggi. Pietro si rivolge ai suoi correligionari, gli ebrei di Gerusalemme, e li rimprovera apertamente dicendo: “Voi lo avete ucciso”. E aggiunge una frase che ci dovrebbe far pensare: “Lo avete fatto per ignoranza. Io adesso vi spiego per davvero il significato di ciò che è avvenuto, il significato che ha la persona di Gesù.” Ed anche lui si rifà alla Scrittura.

   La realtà si presenta sempre in maniera ambigua. Ciò che noi abbiamo vissuto oggi, questa settimana, il mese o l’anno scorso, ciò che abbiamo vissuto nella vita, che senso ha? Non abbiamo incontrato certe persone per caso, non abbiamo vissuto certe esperienze per caso. Ma spesso, pur essendo convinti di questo, non sappiamo dare il significato esatto a quell’esperienza, a quell’incontro, a quella sofferenza, a quella speranza, a quella gioia.
   Come credenti noi possiamo rivisitare quegli avvenimenti, accompagnati dalla Scrittura. La parola di Dio, la Bibbia, diventa per noi cristiani una specie di lente, un paio di occhiali attraverso i quali rivedere quegli episodi. E sarà proprio attraverso questa lente che noi sapremo dar significato a ciò che abbiamo vissuto. Come Gesù attraverso la Scrittura riesce ad istruire gli apostoli, a fornire loro il senso di quella morte e di quella risurrezione.
   Non siamo abituati a fare questo tipo di operazione. Per noi molto spesso la parola preghiera significa semplicemente “dire preghiere”, non significa rivisitare la nostra storia, metterla davanti alla parola di Dio, e attraverso la paziente opera di lettura della Bibbia accostare certi episodi biblici a ciò che noi abbiamo vissuto. E vedere in questo legame tra la pagina della Scrittura e la pagina di vita vissuta, un parallelismo che accomuna le due cose.
   Pregare significa anche questo. Significa dunque ricerca di senso, illuminati dallo Spirito di Dio, attraverso la sua parola.
   Ma il discorso di Pietro ci invita anche a far sparire la nebbia dell’ignoranza, del non conoscere, per poter imparare questo nuovo modo di concepire la vita. Dobbiamo conoscere la Scrittura. Potremmo attingerne ogni giorno, anche soltanto qualche minuto alla sera prima di addormentarci, per un momento di incontro con Dio nella sua parola, un incontro che renda possibili poi gli incontri nella vita di ogni giorno. Non per far contento Dio, ma perché noi abbiamo bisogno di capire ciò che viviamo. Abbiamo bisogno di dare senso ai gesti della nostra vita, alle disgrazie ed alle gioie, ai momenti di grigio ed ai momenti di esultanza. Come credenti lo possiamo fare solo comparando il nostro vissuto con le pagine della Scrittura.
   E’ un’operazione difficile; ma si sa che tante sono le cose difficili. L’importante è incominciare. Il bambino impara a camminare camminando. Se impareremo a pregare con questa preghiera che è meditazione, ricerca e contemplazione, allora vivere da cristiani non sarà per noi l’atto volontaristico, ma sarà decisione motivata, dove entra tutta la nostra persona.
   È una sfida che questa sera la Parola di Dio ci lancia.




permalink | inviato da il 28/4/2006 alle 21:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


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